Il Brutto Anattroccolo del tennis, l’eterno incompiuto, il Predestinato che mancava tutti gli appuntamenti. Per anni, anzi un decennio considerato già quando aveva 17 anni gli occhiuti suivers del tennis gli avevano appiccicato addosso l’etichetta di ‘futuro numero 1’, Sascha Zverev ha lottato con il suo destino, come Giacobbe con l’Angelo. L’avversario oscuro che sembrava avergli toccato mente e fisico. Il diabete con con cui lotta sin da bambino, le storie d’amore finite in tribunale, un tennis potente come pochi ma incapace di trasformarsi in arma vincente. E una mente che messa a confronto con i traguardi sognati, finiva per sfarinarsi. Come gli capitò proprio qui nel 2020, quando da superfavorito perse la finale facendosi rimontare due set da Dominic Thiem. A 19 anni batteva Federer sull’erba, pochi anni più tardi si era già trasformato nell’eterno secondo degli Slam, il campione capace di prendersi ori olimpici e Finali Atp, ma sempre a secco nei majors. E il tremendo infortunio alla caviglia del 2022, quando in semifinale al Roland Garros era sul punto di battere sua Terrestrità Rafa Nadal, ai più era parsa una sentenza definitiva. Invece Sascha ha sofferto, ha lottato, è stato un anno lontano dalle gare. Ma è tornato. Ha ripreso il filo delle sue ambizioni, si è messo in scia a Sinner e Alcaraz, i ragazzini che lo avevano superato in scioltezza nella corsia dei sogni. Nel 2024 ha perso in finale a Parigi da Carlitos, nel 2025 si è fatto consolare da Sinner in Australia dopo l’ennesimo flop. Ma il 2026 può diventare il suo anno. Sia lui sia i suoi grandi avversari hanno vinto un titolo Slam: Sascha a Parigi contro Cobolli, Carlos a Melbourne e Jannik a Wimbledon, ma lui è l’unico a poter mettere sul tavolo una semifinale (a Melbourne) e una finale (a Wimbledon), e ad averne nel mirino un’altra qui a Flushing. Domani lo aspetta l’amico Karen Khachanov, il Professore che sa tutto di racchette, telai, corde, avversari e intravede una insperata finale Slam. Sascha che nei quarti ha smantellato Van de Zandschulp di nuovo è il favorito, e lo sarebbe anche in finale, se dovesse farcela, contro uno dei due local hero, ben Shelton o Frances Tiafoe. Considerato poi che Sinner, un Sinner di cui non si conoscono bene le condizioni, in autunno deve difendere una cambiale pesantissima (500 a Pechino e Vienna, 1000 a Parigi, 1500 a Torino), Zverev può fare un pensierino anche al numero 1 di fine anno. Sempre che l’Angelo lo lasci stare. «Credetemi, ci sono i nervi, la tensione, i pensieri che ti attraversano la testa quando cerchi di vincere uno Slam. Io ho pensato tutti i possibili pensieri che si possono avere in quella situazione», ha detto dopo il quarto di ieri sera. «Ma credo che venerdì, e domenica, a vincere sarà chi giocherà il miglior tennis. Il buon tennis, alla fine, prevale». Sascha l’ex Britto Anatroccolo ormai è pronto a volare più in alto di quanto ci aspettassimo.