Quest’anno la maison Diane von Furstenberg apre ufficialmente la New York Fashion Week, tornando in passerella dopo nove anni. L’occasione perfetta per raccontare il vestito che ha reso quel nome un’icona: il wrap dress di Diane von Furstenberg, il vestito a portafoglio con scollo a V, cintura annodata in vita e lunghezza al ginocchio che dal 1974 continua a essere prodotto, copiato e reinterpretato. Cinquant’anni dopo la sua nascita, resta uno dei capi più riconoscibili della moda contemporanea. E non solo per il suo taglio. Dietro quel semplice incrocio di tessuto c’è una storia di indipendenza, lavoro e libertà femminile.
Un apprendistato italiano dietro un’idea americana
La storia del wrap dress comincia, sorprendentemente, in Italia. Prima ancora di trasferirsi a New York, Diane Halfin — questo il cognome da nubile della futura Diane von Furstenberg — fece esperienza in una manifattura tessile lombarda, lavorando con Angelo Ferretti, industriale specializzato nella produzione di jersey stampato. Fu lì che imparò a conoscere quel tessuto leggero ed elastico, il modo in cui cadeva sul corpo e la sua capacità di adattarsi a fisicità diverse. Già alla fine degli anni Sessanta mise a punto i primi prototipi di abiti incrociati in jersey. Una scelta destinata a diventare decisiva. Il jersey, infatti, permetteva al vestito di seguire il corpo senza costringerlo. Non imponeva una silhouette precisa e non richiedeva una vestibilità rigida. Una caratteristica che avrebbe contribuito al successo planetario dell’abito.











