Il raffinato Mini Bagatelle di Vivienne Westwood, in tessuto moiré lucido, versione corta e rivisitata del vestito da sposa di Carrie Bradshaw per il suo (mancato) matrimonio in Sex and the City. L'incredibile composizione floreale di Francesco Risso: un tripudio di petali e corolle applicati con effetto tridimensionale. Il sontuoso abito firmato da Dsquared2 e indossato da Naomi Campbell, con una scollatura mozzafiato sulla schiena illuminata da una catena di strass. Belli come se fossero pezzi unici d'alta moda, ma replicati (e replicabili su richiesta) per il mercato del prêt-à-porter, sono alcuni dei 50 capi iconici che celebrano il mezzo secolo di Staff International, il centro produttivo e logistico del Gruppo Otb a Noventa Vicentina, al quale fanno capo i marchi Diesel, Jil Sander, Maison Margiela, Marni e Viktor&Rolf.
«È il nostro diamantino di creatività, artigianalità e Ia», si fa brillare gli occhi azzurri Renzo Rosso, facendo capire che l'archivio di 90.000 creazioni uscirà dal magazzino-caveau di Isola Vicentina per essere esposto in un museo a Milano. «Così da poter diventare una fonte di ispirazione magari per gli studenti di moda», aggiunge Mauro Marcos Fabbri, responsabile della ricerca e sviluppo o, come lui che qui dentro incarna la memoria storica dei 1.100 dipendenti, «l'anello di congiunzione tra l'azienda e lo stile». L'OMAGGIO La retrospettiva allestita sulla scalinata e nei corridoi del quartier generale, fra un laboratorio di maglieria e una sala di taglio, un'aula per le lezioni e un ufficio per il 3D, è un omaggio ad alcuni tra i più influenti stilisti che hanno collaborato con Staff Internationl a partire dal 1976, con un rinnovato impulso dopo l'arrivo di Rosso nel 2000: appunto Westwood, Risso, Dean e Dan Caten, ma pure Martin Margiela, John Galliano, Karl Lagerfeld, Viktor Horsting e Rolf Snoeren, Lucie e Luke Meier, fino alle più recenti direzioni creative di Glenn Martens, Meryll Rogge e Simone Bellotti. Mostri sacri nella campagna veneta: possibile? «Altroché: questa regione è la Silicon Valley della moda, da Marzotto a Benetton passando per Americanino», dice Rosso, spiegando come su questo capannone sia idealmente puntato un compasso capace di disegnare un cerchio di filiera corta dal raggio di venti chilometri: «Ci serve una cerniera, un bottone, una stoffa? In due ore qua arriva tutto. Lo dimostra la bellissima operazione "Cash" che ha ormai superato i 700 milioni. Un centinaio di unità artigiane non sono nostre, ma è come se lo fossero, perché grazie a finanziamenti agevolati allo 0,8%, hanno lavoro, qualità, tecnologia, sostenibilità. L'ho detto al ministro Adolfo Urso: "Non dovete date i fondi alle piccole aziende, perché li buttano via". Vediamo cosa succede al Sud... e mi fermo lì. Bisogna darli alle aziende medio-grandi e obbligarle a rendicontare l'attività: se non hanno legato i piccoli, devono restituirli». IL BILANCIO Otb ha chiuso il bilancio 2025 con una perdita di 50,4 milioni, che sale a 106,4 includendo gli oneri non ricorrenti. L'imprenditore non perde il sorriso: «Quella è l'ultima riga della nota integrativa. Al di là delle svalutazioni e dei costi straordinari, che vanno analizzati, il gruppo ha un Ebitda positivo. Dopodiché è cominciato il 2026 e l'anno è duro per la moda, ma in questi primi sei mesi abbiamo il segno +, al netto del cambio che ci penalizza molto essendo noi dei grandi esportatori. Su venti marchi del lusso a livello globale, ce ne sono solo uno o due che possono dire altrettanto. Andiamo bene negli Stati Uniti, in Giappone, in Brasile e in Messico. Dubai invece sta soffrendo. E nei primi venti giorni in guerra abbiamo dovuto chiudere i negozi a Beirut. Purtroppo ogni giorno leggiamo che c'è la pace e invece il giorno dopo ci sono di nuovo le bombe. Oggi globalmente si registra un -14% di traffico nei negozi, ma intanto devi pagare i dipendenti e gli affitti. Quindi come fai? Lotti. E ti inventi delle cose diverse, ad esempio il Try-On che abbiamo messo a punto con Google: entriamo in rapporto diretto con il cliente e sappiamo tutto della sua vita, in modo da alimentarne la fedeltà. Sono un grande tifoso della tecnologia e adoro l'Intelligenza artificiale, che qui usiamo in tanti campi, dal controllo dei costi al disegno delle creazioni». I MESTIERI Ai ragazzi che frequentano la "Scuola dei mestieri", due edizioni l'anno da dieci iscritti ciascuna, viene insegnato ad esempio a usare lo scanner di fluidità: «Rileva il livello di caduta dei tessuti, per misurarne la rigidità nel momento in cui bisogna passare dall'idea al modello, e poi al prototipo, e quindi all'industrializzazione del capo», chiarisce Fabbri. Ma respirando la stessa aria dei modellisti e dei sarti, i giovani apprendono anche (e ancora) ad increspare un certo tulle di Viktor&Rolf, ad applicare centinaia di borchie come fa Dsquared2, a trattare il tessuto di Marni con effetto carta o gomma. «Il trattamento è scritto nel nostro Dna», rivendica Mister Diesel. Rosso rivela di aver chiesto «gli otto punti al centimetro» come standard al nuovo ceo di Jil Sander, che per ora resta la sua ultima acquisizione: «Ci sono brand che mi piacciono, ma non me li vogliono dare. Piuttosto mi darebbero soldi per prenderne altri...».






