Se si digita la parola kefir su google escono più di 18 milioni di risultati. Sui social proliferano i video di utenti che mostrano come prepararlo in casa e nei banchi frigo dei supermercati aumentano le proposte da bere. La conferma che non sia più un prodotto di nicchia arriva anche dal “Rapporto Coop 2026-Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” dove il kefir figura fra le nuove star della spesa degli italiani attenti al benessere. Una moda recente ma dalle radici antichissime.
Le origini del kefir si perdono tra le montagne del Caucaso, dove per secoli le popolazioni hanno preparato questa bevanda fermentata utilizzando i cosiddetti granuli di kefir, una comunità simbiotica di batteri e lieviti. Secondo una leggenda, i granuli sarebbero stati un dono di Maometto alle popolazioni locali, che li avrebbero custoditi gelosamente, tanto da essere chiamati anche “miglio del Profeta” o “grani di Maometto”. Si racconta persino che il profeta avesse insegnato ai popoli delle montagne come utilizzarli per fermentare il latte. Agli inizi del Novecento fu il Premio Nobel per la medicina Il'ja Il'ič Mečnikov a interessarsi al kefir nelle sue ricerche su batteri lattici e longevità delle popolazioni caucasiche.







