Roma, 10 set. (askanews) – Il Padiglione Venezia arriva per la prima volta alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con cui condivide l’anno di fondazione, il 1932, e lo fa attraverso il linguaggio della settima arte. Presentato oggi in anteprima nello Spazio della Regione del Veneto – Veneto Film Commission, all’Hotel Excelsior al Lido (alle 19), “Echo”, il docufilm che racconta il percorso creativo e tecnologico che ha portato alla nascita dell’opera di Dardust e Paolo Fantin realizzata per il Padiglione Venezia nell’ambito della mostra Note Persistenti.
Un viaggio che parte da un’intuizione artistica – l’immagine di un pianoforte che suona da solo nelle profondità dell’acqua – e attraversa il lavoro condiviso di artisti, curatori, designer e giovani ingegneri di Cisco e H-FARM.
“La vera sfida di Note Persistenti, nel solco della tradizione del Padiglione Venezia, è provare ad abitare il presente e il futuro attraverso l’arte – ha dichiarato Giovanna Zabotti, curatore Padiglione Venezia – per questo abbiamo sentito la necessità di partecipare al dibattito sull’intelligenza artificiale e sulle nuove tecnologie, non per inseguirle, ma per interrogarle attraverso lo sguardo e la sensibilità degli artisti. Il Padiglione vuole essere un luogo di connessione, capace di costruire ponti tra arte e impresa, tra passato e futuro, tra artisti e visitatori, mettendo in dialogo creatività, ricerca e innovazione. ‘Echo’ nasce proprio da questa volontà. E farlo a Venezia assume un significato ancora più forte: una città che nei secoli ha costruito la propria identità sulla capacità di innovare e di anticipare il futuro. In questo percorso il pensiero va a Fabrizio Plessi, che prima di molti altri ha saputo trasformare la tecnologia in linguaggio artistico e che, proprio attraverso quella visione, ha contribuito a restituire al Padiglione Venezia la capacità e il coraggio di guardare avanti”.












