I raccolti bruciano per la siccità, i costi di produzione schizzano e i prezzi sui banchi continuano a salire. Il presidente della CIA, Cristiano Fini, denuncia a Fanpage.it: “I compensi agli agricoltori crollano fino al 50%, ma la spesa costa di più. C’è chi specula sulle spalle di contadini e consumatori”.
Intervista a Cristiano Fini
Presidente nazionale di Cia - Agricoltori Italiani.
L'estate rovente del 2026, la più calda dal 1950 a oggi, ha lasciato le campagne italiane letteralmente a secco. Ma i picchi di temperature superiori a 40 gradi e la relativa siccità sono solo la punta dell’iceberg di una crisi ben più profonda che sta travolgendo il mondo agricolo italiano. A lanciare l'allarme, in questa intervista a Fanpage.it, è Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia – Agricoltori Italiani.
Le campagne del nostro Paese si trovano oggi strette in una morsa asfissiante, una vera e propria "tempesta perfetta". Da un lato, il clima che brucia i raccolti e fa crollare le rese produttive, dal grano al vino, dal latte fino all'olio. Dall'altro, l'esplosione incontrollata dei costi di produzione – dai fertilizzanti al gasolio agricolo – innescata dalle crescenti tensioni geopolitiche internazionali, in particolare dal conflitto scatenato in Iran dagli Stati Uniti. In questo contesto si inserisce infine l'inaccettabile paradosso economico che si sta consumando sulle tavole degli italiani: mentre agli agricoltori vengono riconosciuti compensi da fame, con crolli fino al 50%, i prezzi dei prodotti al supermercato continuano a salire inesorabilmente. Un cortocircuito dove a pagare il conto salato della crisi sono solo due soggetti: chi la terra la lavora e i cittadini che fanno la spesa. Nel mezzo, una filiera in cui intermediari commerciali, trasformazione e grande distribuzione continuano a macinare profitti.








