LIDO DI VENEZIA - «La brutalità del sistema capitalistico è stata creata dagli uomini»: lo dice il regista francese Stéphane Brizé, al Lido con il suo nuovo film "Un bon petit soldat", in Concorso, quarto appuntamento della sua carriera con il mondo del lavoro, sviluppato negli anni e partendo sempre da un'angolazione diversa. Stavolta lo fa attraverso una donna (Carla Alba Rohrwacher), che in un mondo maschile è chiamata a dirigere le Risorse Umane, trovandosi invischiata in una degenerazione del Potere, in questo caso aziendale, che investe anche la sfera privata. Dunque: quarto appuntamento con questa realtà sociale: «Sì, è un mondo che mi affascina, ma non voglio chiamarla quadrilogia. Stavolta, tra l'altro, ho voluto fare un film diverso, che non fosse soltanto di rabbia, come comprensione del sistema, ma anche specificatamente di disgusto: è questo che forse mi ha costretto a raccontare questa storia, dove la protagonista è una donna, che non sta lì per generosità degli uomini, perché in realtà sono stati costretti ad accettarla, ma con le regole della brutalità che hanno definito loro stessi».
Un'entrata da un'ulteriore porta dunque per questo scandaglio che Brizé continua nel suo sviluppo chirurgico: «I sistemi esistono e sono così perché lo decidono gli uomini e le donne che li governano. Io non credo, senza essere idealista, alla natura perversa per antonomasia degli uomini, ma la cosa che mi interessa è il modo in cui un sistema, che io ritengo liberale arrivato ormai all'ultimo soffio, obbliga uomini e donne ad accettare queste regole se ne vogliono far parte, rivelando la parte peggiore della propria umanità. Ed è lì che queste persone si perdono». Assente il grande Vincent Lindon, che torna a fare il "cattivo" nel mondo del lavoro, Alba Rohrwacher è la rappresentante della forza attoriale di questo bellissimo film. Brizé-Rorhwacher quindi è un binomio che si è rinnovato. Entrambi ricordano come tutto è cominciato. Stéphane: «L'incontro con un'attrice è sempre un momento misterioso, una cosa difficile da spiegare. Anche con Lindon, col quale ho fatto diversi film, capita la stessa cosa. C'è un feeling inspiegabile. Alba l'ho incontrata per la prima volta in caffè, ho capito subito che avrei voluto lavorare con lei, una simbiosi immediata». Alba aggiunge: «Ha ragione Stéphane, gli incontri sono misteriosi. Ero già molto emozionata a lavorare con lui la prima volta, ma quando mi ha chiamato per una seconda, sono stata davvero entusiasta. Lavorare con lui è totalizzante e non potrebbe essere altrimenti, essendo i suoi personaggi sempre complessi. Sono incontri che nel nostro mestiere sono benedetti. Non ci sono scorciatoie. Ho dovuto studiare a fondo il francese, perché una donna italiana assunta in un posto così importante non può non avere padronanza della lingua. Così mi sono trasferita a Parigi per rendere tutto più semplice». Talento Regista talentuoso, purtroppo sempre dimenticato dalle giurie (ma martedì ha ricevuto qui al Lido lo Special Award del Premio Film Impresa 2026), attento alla società contemporanea, capace di scritture complesse e regie sempre sorprendenti, anche su terreni insidiosi come il melò, Brizé racconta come si raccorda con la quotidiana d'oggi: «Di sicuro non frequento il mondo dei social, a quello basta l'80-90% dell'umanità, un mondo dove tutti devono rendere nota la propria vita nei dettagli. Funziona per i singoli, come per le aziende, mostrare solo le virtù, perché tutto è strumento della narrazione. Un po' tutto grottesco, come le riunioni d'azienda che si vedono nel film. Io non frequento quegli ambienti, ma mi sono fatto raccontare, per scrivere e girare tali scene, da chi quei momenti lavorativi li vive sul serio».










