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Alessandro Vinci

La vicepresidente dell'Aic e capa delegazione della Nazionale guidata dal c.t. Soncin prenderà parte, venerdì 11 settembre, all'evento «Il coraggio di fare lavori da uomo». Appuntamento alle 14 in Triennale a Milano

«Il calcio non è uno sport per signorine». Frase pronunciata nel 1909 da Guido Ara e successivamente diventata luogo comune. Chiaro: l’allora mediano della Pro Vercelli non intendeva discriminare l’universo femminile, quanto piuttosto prendersela con chi riteneva il gioco delle Bianche Casacche troppo ruvido, energico, aggressivo. Tuttavia la presunta antitesi tra donne e pallone – per la verità dalle radici culturali molto più profonde – è rimasta, inserendo così a pieno titolo quello del calciatore tra i (tanti) mestieri storicamente ritenuti soltanto maschili. Se ne parlerà venerdì 11 settembre al Tempo delle Donne anche in compagnia della vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori e capa delegazione della Nazionale femminile Sara Gama, che alle 14 prenderà parte all’evento a ingresso libero Il coraggio di fare lavori da uomo.

Dal professionismo benefici anche per i clubUna questione – quella dei pregiudizi e dei diritti negati – con cui l’ex capitana della Juventus e dell’Italia ha dovuto confrontarsi per tutta la carriera, contribuendo in maniera decisiva all’istituzione del professionismo nella Serie A Women a partire dal primo luglio 2022. «Sì, è un grande orgoglio – dichiara – e sono contenta di continuare a osservarne gli effetti. Mi riferisco in particolare agli ultimi risultati delle Under azzurre, al fatto che per la prima volta tre nostri club parteciperanno alla Champions, ma anche alle sempre più italiane che vanno a fare esperienze di alto livello all’estero: noi eravamo mosche bianche, oggi non è più così». E le società di appartenenza ci guadagnano: «La valorizzazione dei cartellini è un aspetto di cui spesso non si parla – osserva Gama –, come se i benefici della svolta ricadessero esclusivamente sulle giocatrici».