I partiti politici israeliani hanno definito le loro liste di candidati in vista delle elezioni generali del 27 ottobre, una tornata elettorale che molti analisti internazionali considerano la più decisiva nella storia del Paese.Finora la campagna elettorale è stata dominata dallo scontro tra Benjamin Netanyahu, e Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’esercito e leader del principale partito di opposizione. I sondaggi indicano che nessuno dei due schieramenti ha ancora ottenuto il sostegno di una maggioranza decisiva di elettori e non vi è alcuna garanzia su chi dei due diventerà il prossimo primo ministro.Secondo un sondaggio di Channel 12 però pubblicato lunedì sera, se si votasse oggi, il partito Yashar – guidato da Eisenkot – sarebbe la prima forza della prossima Knesset con 25 seggi. Il partito, che nel precedente sondaggio dell’emittente aveva ottenuto 24 seggi, sta incrementando il proprio vantaggio sul Likud di Netanyahu; quest’ultimo è dato a 21 seggi, in calo rispetto ai 23 precedenti.Stando al sondaggio, il blocco guidato da Eisenkot otterrebbe 57 seggi, mentre quello capeggiato da Netanyahu ne conquisterebbe 52.I sondaggi e gli equilibri tra i partitiPer i partiti arabi – Joint List e United Arab List – si prevede un totale complessivo di 11 seggi. Tra gli altri partiti, il Beyahad di Naftali Bennett è dato a 13 seggi, seguito dai Democratici di Yair Golan con 11.Yisrael Beiteinu e United Torah Judaism otterrebbero otto seggi ciascuno, mentre Joint List e Shas ne conquisterebbero sette a testa. Otzma Yehudit e Sionismo Religioso, in corsa insieme allo Zehut di Moshe Feiglin, otterrebbero sei seggi ciascuno. Alla United Arab List e all’Amkha Yisrael di Ofer Winter vengono attribuiti quattro seggi a testa.Diverse liste non hanno superato la soglia di sbarramento del 3,25%, inclusa la candidatura congiunta di Ofer Winter e Michal Zelekha, che ha ottenuto il 2,7% dei consensi. Anche il partito Haredi Public, Blu e Bianco, Makom Lekulanu, Noam e Yisrael Tehila non hanno raggiunto la soglia necessaria.Ne scaturisce una competizione dall’esito incerto, con profonde implicazioni per gli israeliani, per i milioni di palestinesi, e anche per i conflitti regionali e le relazioni internazionali.C’è un elemento però che colpisce. La lista del Likud comprende solo quattro donne tra i primi 30 candidati. Shas e United Torah Judaism, come in ogni elezione, hanno presentato liste prive di candidate donne. Il Sionismo Religioso ha inserito una donna tra i primi sei candidati. La Joint List ha collocato la sua candidata donna meglio posizionata all’ottavo posto.Un elemento di folclore: il leader del partito Sharshar, Eitan Shvili, si è presentato alla registrazione indossando corona e mantello e qualificandosi come re.Mentre il presidente dello Shas, Aryeh Deri, ha mantenuto il primo posto nella lista del suo partito ultra-ortodosso sefardita. Tuttavia, un’aggiunta di rilievo è stata quella del maggiore della riserva Dror Amos, collocato al sesto posto; ciò garantisce la presenza di un riservista a rappresentare il partito alla Knesset.Diversi parlamentari dello Shas hanno prestato servizio nell’esercito. L’inclusione di Amos è stata però significativa in quanto rappresenta l’ultimo tentativo del partito di valorizzare il servizio militare, dopo essersi opposto con fermezza ai tentativi del governo uscente di introdurre la coscrizione obbligatoria per gli uomini Haredi.Le liste di Sionismo Religioso e Joint ListLa lista elettorale di Sionismo Religioso, è guidata dal Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Tzvika Mor, ex leader del “Forum Tikva”, un gruppo di destra che rappresenta le famiglie degli ostaggi, occupa il quarto posto, seguito da Itamar Eitam, comandante di battaglione della riserva e co-fondatore di un’organizzazione di attivisti riservisti.Zvi Sukkot, deputato uscente, è stato collocato al sesto posto: una posizione che rende improbabile il suo ingresso alla Knesset. Questa sostanziale esclusione potrebbe essere legata a diversi episodi controversi che hanno coinvolto Sukkot di recente, tra cui la distruzione di un memoriale palestinese durante una visita al villaggio di Madama, in Cisgiordania.La Joint List invece non include il partito islamista Ra’am, che ha presentato una lista separata comprendente il candidato ebreo Yoav Segalovitz, né il neonato partito ebraico-arabo Makom LeKulanu, ritiratosi dalla competizione poco prima della scadenza di martedì a causa dei bassi consensi rilevati nei sondaggi.La vera battaglia politica inizierà dopo il voto, quando i leader dei partiti cercheranno di formare una coalizione di governo composta da almeno 61 parlamentari.