I sondaggi più recenti fatti in Israele in vista delle elezioni di ottobre dicono che la coalizione di partiti dell’opposizione guidata dal generale Gadi Eisenkot dovrebbe superare quella di Benjamin Netanyahu. Mancano ancora due mesi e c’è molto che può cambiare, ma due cose sono quasi certe: queste elezioni saranno decisive per definire il futuro politico dell’attuale primo ministro, al centro della politica israeliana da decenni e coinvolto in vari processi a suo carico, ma lo saranno molto meno per l’esito delle guerre avviate da Netanyahu negli ultimi anni, su cui nessun partito intende veramente cambiare linea.
Oggi i principali leader politici che partecipano alle elezioni sono il generale Eisenkot, che è il favorito a diventare primo ministro in caso di sconfitta di Netanyahu, l’ex primo ministro di destra Naftali Bennett e l’ex primo ministro centrista Yair Lapid; Bennett e Lapid di recente si sono alleati e hanno formato un’unica lista, Yachad, guidata da Bennett.
In questi tre anni nessuno dei tre ha contestato la legittimità delle guerre avviate da Netanyahu o ha chiesto conto al governo del numero spropositato di vittime civili nella Striscia di Gaza o in Libano. Hanno criticato più che altro le modalità o le tattiche negoziali.






