Sul cruscotto dei conflitti in Medio Oriente si è accesa una nuova spia: quella dello Yemen. O meglio si è “riaccesa”, perché il paese è in guerra già dal 2024, con intensità variabile.

Negli ultimi giorni abbiamo assistito al risveglio del conflitto tra i ribelli huthi (che hanno legami profondi con il regime iraniano) e l’alleanza tra le forze governative yemenite e il grande vicino del nord, l’Arabia Saudita. Gli huthi hanno lanciato i loro missili contro le installazioni petrolifere saudite nel sud del regno e minacciano le esportazioni di idrocarburi sauditi che passano per il mar Rosso a causa del blocco dello stretto di Hormuz.

Questa nuova crisi rischia di avere una portata inedita. Il 9 settembre, infatti, è circolata la notizia di un possibile ingresso in guerra del Pakistan, firmatario il mese scorso del patto della Mecca insieme a Turchia e Arabia Saudita. È il primo banco di prova per la nuova alleanza militare nata dal fallimento statunitense nella guerra contro l’Iran. Il Pakistan mantiene già un contingente in Arabia Saudita, ma se fossero confermate le informazioni in arrivo dalla Turchia su una partecipazione dell’aviazione pachistana in Yemen saremmo davanti a un’escalation considerevole.