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Gli Houthi hanno alzato il tiro. Le milizie yemenite hanno attaccato almeno quattro città nel sud dell'Arabia Saudita in quella che a tutti gli effetti si sta trasformando in un'appendice della guerra tra Iran e Stati Uniti. Nei raid, sono stati presi di mira diversi siti petroliferi e almeno 73 persone sono rimaste ferite. Droni e missili sono caduti tra ieri e oggi su una base aerea a Khamis Mushait, così come siti della società petrolifera statale Aramco a Abha e Najran, al confine con lo Yemen, così come a Jazan, importante città portuale del Mar Rosso. Durissimi gli scontri anche in territorio yemenita tra Houthi e milizie sostenute, secondo gli Houthi, da Riad: Al-Arabiya ha riferito che i ribelli hanno preso il controllo dell'area di Al-Yatemah nel nord del governatorato di Al-Jawf.
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Dura la reazione della corona saudita. Il ministro degli Esteri, Faisal bin Farhan, ha assicurato che l'Arabia Saudita "non esiterà a utilizzare tutti i mezzi disponibili per proteggere i suoi interessi e difendersi di fronte alle aggressioni". Detto questo, "la strada della diplomazia con gli Houthi rimane aperta", ha assicurato, così come "la possibilità di arrivare a soluzioni politiche della crisi". Con Riad si sono schierati diversi paesi dell'area, compresi gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e l'Oman. E il vecchio nemico Qatar. "Gli attacchi rappresentano un riprovevole atto di aggressione e un'inaccettabile mancanza di riguardo per la vita dei civili e per la sicurezza dei Paesi della regione, nonché una palese violazione della sovranità dell'Arabia Saudita, una chiara infrazione del diritto internazionale e una pericolosa escalation che minaccia la sicurezza e la stabilità regionali", ha dichiarato il ministero degli Esteri di Doha.











