Di: SEIDISERA - Naima Chicherio/sdr Ci sono fenicotteri di cartone, uova e pomodori lanciati contro le auto dei deputati, giovani trascinati via dalla polizia. Ma soprattutto ci sono migliaia di persone che, sera dopo sera, da più di cento giorni continuano a ripetere che un pezzo d’Albania non può essere sacrificato sull’altare del turismo di lusso, come ha documentato l’approfondimento di SEIDISERA. Quella che era cominciata come una battaglia ambientalista contro un gigantesco progetto immobiliare legato a Jared Kushner e Ivanka Trump è diventata ormai qualcosa di più, una contestazione al modello di sviluppo scelto dal governo di Edi Rama e, sempre più apertamente, al premier stesso.La “rivoluzione dei fenicotteri”, come è stata ribattezzata per il simbolo scelto dai manifestanti, è iniziata alla fine di maggio. Al centro della mobilitazione ci sono i piani per la trasformazione turistica dell’isola di Sazan e per un vasto insediamento sulla costa di Zvërnec, nell’area protetta di Vjosa-Narta. Un progetto il cui valore complessivo viene stimato attorno ai cinque miliardi di dollari e che prevede hotel, ville e altre strutture turistiche di fascia alta. Albania, proteste contro gli hotel di lusso di KushnerTelegiornale 04.06.2026, 12:30Dai bulldozer all’inchiesta della SpakPer ora i manifestanti non possono dire di aver vinto. Il progetto non è stato cancellato e il governo continua a difenderlo come una grande occasione di sviluppo turistico ed economico per il Paese. Ma qualcosa, in questi cento giorni, è cambiato. I primi lavori preparatori nell’area di Vjosa-Narta hanno aperto piste di accesso e interessato dune e vegetazione in una zona considerata particolarmente delicata dal punto di vista ambientale. I lavori sono stati successivamente sospesi, mentre sulla vicenda si è aperto anche un fronte giudiziario.La Spak, la Procura speciale albanese contro corruzione e criminalità organizzata, sta infatti verificando le procedure che hanno interessato lo status delle aree protette e la proprietà dei terreni. Un secondo filone riguarda Artur Shehu, imprenditore albanese residente a Miami che ha ceduto terreni destinati al progetto. Gli inquirenti sospettano falsificazioni di documenti di proprietà e riciclaggio di denaro. Non vi sono elementi che indichino un coinvolgimento di Kushner, Ivanka Trump o degli altri investitori nelle presunte irregolarità contestate. Per i manifestanti, tuttavia, la questione va oltre le carte giudiziarie. Accusano il governo Rama di aver modificato le regole sulle aree protette e favorito una trasformazione del territorio costruita attorno al turismo di lusso. Rama respinge le accuse e sostiene che lo sviluppo turistico sia uno degli strumenti per modernizzare il Paese e rafforzarne l’economia.L’isola, la laguna e la battaglia ormai internazionaleIl caso ha rapidamente superato i confini dell’Albania. Anche perché Sazan non è un’isola qualsiasi. Per decenni è stata una base militare fortificata, prima nel quadro delle vicende strategiche dell’Adriatico e poi durante il regime comunista di Enver Hoxha. Un luogo chiuso, quasi inaccessibile, rimasto a lungo avvolto da un’aura di segretezza. A questo si aggiunge la fragilità ambientale della costa di fronte all’isola. Vjosa-Narta è una delle più importanti zone umide dell’Adriatico, luogo di passaggio e riproduzione per numerose specie di uccelli migratori e habitat anche di tartarughe marine e della foca monaca mediterranea. È da qui che arriva il fenicottero rosa diventato emblema della protesta.Ma l’interesse internazionale nasce anche dal nome dei promotori. Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e genero del presidente statunitense Donald Trump, è direttamente legato al progetto attraverso le iniziative immobiliari sviluppate in Albania. Ivanka ne ha parlato pubblicamente e lo ha presentato come uno dei progetti più importanti della propria esperienza nel settore immobiliare. La vicenda tocca inoltre una questione molto più ampia, ossia, fino a che punto territori di particolare valore naturalistico e spazi tradizionalmente accessibili alla popolazione possano essere affidati a grandi investitori privati. È un interrogativo che attraversa molte località costiere del Mediterraneo e che in Albania ha trovato un terreno particolarmente fertile. Albania, continuano le proteste contro il governoTelegiornale 25.06.2026, 12:30Manganelli davanti al ParlamentoIl centesimo giorno di protesta ha coinciso quasi con il ritorno del Parlamento albanese dopo la pausa estiva. Martedì la tensione è salita. I manifestanti si sono radunati davanti alla sede dell’assemblea e hanno preso di mira con uova, pomodori e bottiglie le auto dei deputati in uscita. La polizia è intervenuta per aprire un varco e sono scoppiati scontri.Gentiola Madhi, redattrice e ricercatrice dell’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, sottolinea come l’intervento delle forze dell’ordine sia stato più duro rispetto alle precedenti manifestazioni. Alcuni giovani, racconta, sono stati trascinati verso i mezzi della polizia e nelle immagini circolate sui social compaiono anche uomini in abiti civili, non immediatamente identificabili, intervenuti accanto agli agenti. Ma concentrarsi soltanto sugli scontri rischia di far perdere di vista ciò che è accaduto alla protesta in questi mesi. Nata per fermare un resort, la mobilitazione si è progressivamente trasformata in una contestazione politica più vasta. Nelle piazze si chiedono ormai apertamente le dimissioni di Rama e si parla di salari, sanità, scuola, costo della vita e possibilità per i giovani di costruirsi un futuro nel proprio Paese.“Il problema è la crisi di rappresentatività”Per Madhi è proprio questo il punto centrale. “Il problema fondamentale oggi in Albania è la crisi di rappresentatività”, osserva. Tra chi governa e chi vive quotidianamente nel Paese, spiega, sembra essersi aperta una distanza sempre più profonda con linguaggi diversi e soprattutto una diversa percezione della realtà. Per un giovane laureato, spiega, trovare un lavoro con uno stipendio adeguato resta difficile. Allo stesso tempo l’aumento dei prezzi, alimentato anche dal boom turistico degli ultimi anni, ha reso più costosa la vita quotidiana, soprattutto a Tirana. Comprare una casa, mettere su famiglia e accedere a servizi pubblici efficienti diventa sempre più complicato. Secondo la ricercatrice, scuole e ospedali non riescono sempre a offrire servizi all’altezza delle esigenze della popolazione e manca soprattutto una strategia capace di diversificare l’economia. “Le priorità del governo sono le costruzioni e il turismo”, osserva Madhi, ma non tutti i giovani possono o vogliono trovare il proprio futuro in questi settori. Il risultato è un’emigrazione che continua a sottrarre al Paese proprio una parte delle persone più qualificate.Ed è forse qui che la “rivoluzione dei fenicotteri” ha ottenuto finora il suo risultato più importante. Ha creato nuovi legami. Le proteste hanno coinvolto non soltanto giovani, ma anche persone di quaranta e cinquant’anni e una diaspora albanese molto numerosa. Attraverso i social e le piattaforme digitali si sono ricostruiti ponti tra chi è rimasto e chi è partito. Molti emigrati sono tornati appositamente in Albania per partecipare alle manifestazioni. “Essere lì insieme dà speranza e coraggio”, sintetizza Madhi. 12:08I fenicotteri albanesiAlphaville 29.06.2026, 11:45Imago ImagesMattia Pelli