Non so quanti interisti si stiano ancora rammaricando per la sconfitta di martedì sera in Champions League contro il Real di Mourinho a Madrid ripetendosi la solita cazzata della testa alta, ma scommetto un anno di brandy che in pochi tra qualche mese si ricorderanno il risultato di quella sfida, tanto “di cartello” quanto in fondo inutile. Lo stesso vale per Porto–Manchester City, Liverpool–Atletico Madrid e tutte le altre e prossime partite che una volta si giocavano nella fase a eliminazione e oggi si ripetono senza sorpresa (nerazzurri e merengues si sono incontrati cinque volte negli ultimi sei anni) e in momenti della stagione in cui contano meno di una birra piccola (servono più o meno sedici punti in otto partite per passare il turno, non importa contro chi li fai).Lo so che il calcio è sempre più intrattenimento, che ogni partita deve essere spacciata come evento e che i ragazzi guardano solo gli highlights tra un video porno e una scommessa, ma l’ipertrofia della “nuova” formula della Champions ha svuotato di pathos gran parte dei match giocati in settimana. E questo vale sia nel caso in cui ci siano risultati scontati come la vittoria del City a Oporto con due gol di Haaland che sembravano “generati da un modello linguistico di intelligenza artificiale” (cit. Thom Gibbs sul Telegraph) sia quando un Bødo Glimt qualunque “fa l’impresa” al Metropolitano (impresa che a parte i tifosi norvegesi quasi già non ricorda più nessuno). A emittenti tv, fondi proprietari e sponsor che smarchettano nei palchi vip naturalmente interessano soltanto le sfide tra club prestigiosi, perché così possono vendere anche la propria madre a chi paga di più, e la soluzione dell’Uefa è stata moltiplicare queste sfide rendendole innocue o quasi ai fini dell’avanzamento nel torneo. E’ vero che tre punti sono sempre tre punti, ma nessuno mi toglierà la sensazione che quel Real Madrid–Inter avrebbe potuto tranquillamente essere un’amichevole di agosto giocata in Arabia Saudita, e non solo per le cappelle “estive” di Bisseck e Martinez. Il paradosso è che match come Brugge–Aston Villa e Lille–Real Betis sono stati molto più emozionanti, ma di quell’emozione ruspante che ha il sapore di Europa League, non di Champions.E’ chiaro che se apri la competizione a cani e porci, finisci per fare come quello che va con chiunque, “basta che respiri”, così può aggiornare il proprio body count. Sono un vecchio stronzo conservatore e monarchico, penso che la caccia alla volpe tra nobili sia bella se fatta raramente, al decimo Bayern Monaco–Real Madrid in pochi anni mi viene la noia, se poi lo giocano nella fase a girone unico cado in una catalessi apatica da cui solo la bionda ben spillata può resuscitarmi. Se si eccettua l’ultimo rutilante turno, per gli appassionati è sempre più difficile prendere emotivamente sul serio le sfide del maxigirone di Champions, senza sottovalutare lo svuotamento delle sorelle sfigate, Europa e Conference League, frequentate ormai principalmente da tagliagole dell’est, seghe colossali e squadre–briciole che cadono dalla tavola dei campionati maggiori. Contenti voi, contento Ceferin.
Big match già nel maxigirone Champions, tagliagole dell'est in Europa e Conference
L'ipertrofia della “nuova” formula della Champions ha svuotato di pathos gran parte dei match giocati in settimana. E questo vale sia nel caso in cui ci siano risultati scontati come la vittoria del City a Oporto con due gol di Haaland sia quando un Bødo Glimt qualunque “fa l’impresa” al Metropolitano









