Anche quando ha vinto il Nobel per la Pace nel 2023 Narges Mohammadi era rinchiusa in un carcere iraniano. Come lo è stata per gran parte della sua vita, condannata da vari tribunali del regime degli ayatollah a oltre 30 anni complessivi di prigionia. La sua colpa è sempre quella, «lottare per restare umana» come dice a Gabriella Colarusso nell’intervista esclusiva per la copertina del Venerdì in edicola l’11 settembre con Repubblica. Attiva da sempre sul fronte dei diritti umani, Mohammadi è stata tra le animatrici del movimento “Donna vita libertà” che ha scosso l’Iran dopo l’assassinio da parte del regime della giovane Mahsa Amini. Per proteggere i suoi due bambini li ha dovuti allontanare, mandandoli all’estero. Ora che esce in tutto il mondo la sua autobiografia, intitolata Una donna non si arrende mai risponde alle nostre domande da casa, momentaneamente scarcerata per gravi problemi di salute: «Sento il corpo spezzarsi» confessa «ma il dolore non mi ha fermato».
Sul nuovo Venerdì la lotta delle donne iraniane
Un’intervista esclusiva a Narges Mohammadi, Nobel per la Pace 2023, nel servizio di copertina del magazine in edicola l’11 settembre






