Anche ieri Giuseppe Conte è tornato a ripetere la tesi putiniana secondo cui sarebbero stati gli alleati occidentali a rifiutare qualunque possibile mediazione per puntare sulla sconfitta militare della Russia, peraltro nel momento stesso in cui si mostrava indignato per le infamanti accuse di putinismo che avrebbe ricevuto («Dobbiamo sempre dire “c’è un aggressore e un aggredito” per cercare di tenere buoni tutti. E con tutto ciò ti saltano alla giugulare perché c’è un sistema inverecondo…»). Ma quella tesi non è solo falsa, è proprio l’esatto contrario della verità, e poggia infatti su una serie di notizie e ricostruzioni infondate, distorte o manipolate, tutte ampiamente e documentalmente smentite, eppure sempre rilanciate.

È il contrario della verità, perché sin dal primo giorno di guerra gli americani non pensavano affatto che l’Ucraina potesse resistere, tanto che offrirono subito a Volodymyr Zelensky una via di fuga, per lui e la sua famiglia, e rimasero sbalorditi quando si sentirono rispondere: «Non mi serve un passaggio, mi servono munizioni». Il problema è che poi, contrariamente a quel che racconta Conte, quelle munizioni gli americani gliele hanno date col contagocce, prima negando missili a lungo raggio e poi proibendo categoricamente di utilizzarli per colpire in territorio russo, cioè sul territorio da cui partivano i missili che bersagliavano liberamente case, scuole, asili e ospedali ucraini. Con l’argomento che altrimenti si sarebbe rischiata la guerra nucleare, in base al quale la Russia poteva bombardare l’Ucraina ma l’Ucraina non doveva permettersi di colpire la Russia. Come si è visto, ora che gli ucraini colpiscono eccome in territorio russo, la minaccia nucleare era un bluff, ma un bluff che ha consentito a Mosca, anche grazie ai tanti propagandisti che hanno diffuso e corroborato la minaccia nelle opinioni pubbliche occidentali, di continuare a colpire senza pietà un’Ucraina che combatteva di fatto con le mani legate dietro la schiena. Altro che scommessa sulla sconfitta militare della Russia.