Il trascorrere del tempo non sempre cura le ferite. Alcune rimangono aperte e impossibili da rimarginare. Lo si leggeva nei volti di Antonella Finotti e Daniele Coletta ieri, quando come ogni anno, si sono recati dinanzi al cippo in ricordo del figlio Marco, collocato a breve distanza dal luogo in cui si è consumata la tragedia che lo ha strappato alla vita a soli 22 anni. Da quella maledetta notte del 9 settembre 2005 sono passati ventuno anni, ma il dolore è ancora vivo, così come la memoria del giovane: questa mattina in via Raffanello a Baura, si è rinnovato il momento di commemorazione che ha visto la partecipazione dell’assessore Alessandro Amà, che ha portato il saluto e la vicinanza alla famiglia da parte dell’amministrazione comunale, e del comandante della stazione dei carabinieri di Copparo luogotenente Giuseppe Zurlo. Un momento particolarmente sentito, struggente come le parole riportate alla base del cippo, collocato alle spalle del guard-rail che il 9 settembre 2005 non c’era e solo successivamente al drammatico incidente è stato installato: “Perché il tuo sacrificio non risulti vano”. Questo il monito che ha spinto mamma Antonella e papà Daniele ad intraprendere una lunga battaglia legale per ottenere giustizia e sensibilizzare ad un maggior impegno sul fronte della sicurezza stradale.
Marco Coletta, ferita ancora aperta. Il ricordo è vivo ventuno anni dopo
Al cippo in via Raffanello, Antonella e Daniele hanno ricordato il figlio scomparso il 9 settembre 2005. Con loro l’assessore copparese Alessandro Amà e il comandante dei carabinieri Giuseppe Zurlo.







