Le filiere alimentari vengono spesso considerate da un punto di vista contemporaneo, soprattutto in relazione ai temi ambientali. In realtà, la loro dimensione globale affonda le radici nella storia dell’umanità: nei viaggi alla scoperta di nuovi mondi, negli scambi commerciali tra continenti e nella competizione economica tra le grandi potenze. Oggi i conflitti riguardano non solo il controllo delle fonti energetiche, ma anche quello delle risorse alimentari. Il cibo è diventato una componente centrale dell’economia globalizzata e delle strategie industriali multinazionali, molto più di quanto non fosse in passato, quando le politiche agricole e dei prezzi erano prevalentemente nazionali.

Prima di analizzare gli effetti ambientali ed energetici delle filiere alimentari, è necessario definirne il perimetro e comprenderne l’impatto. Un elemento centrale è l’acqua. Gli oceani e i mari rappresentano le grandi vie del commercio mondiale: attraverso di essi viaggiano il grano del Mar Nero, la soia sudamericana, ma anche prodotti simbolo della globalizzazione come tè e caffè. Per quanto riguarda l’acqua dolce, i dati indicano che circa il 72 percento dei prelievi mondiali è destinato all’agricoltura. Le principali agenzie delle Nazioni Unite, a partire dalla Food and Agricolture organization (FAO), insistono da anni sulla necessità di ridurre le perdite lungo le reti idriche, che in alcune aree arrivano fino al 40 percento, e di aumentare la capacità di accumulo attraverso nuovi bacini. Questa esigenza riguarda sia i Paesi avanzati sia aree del mondo dove l’accesso all’acqua rappresenta una vera emergenza, come molte regioni dell’Africa e dell’Asia.