Costi dell’energia fuori controllo, materie prime in aumento da anni, rincaro dei trasporti e incidenza crescente del costo del lavoro. La lievitazione dei costi per le imprese della filiera alimentare non è più un’emergenza temporanea, bensì una costante che dura da anni. "E le imprese, in questo contesto, devono lottare quotidianamente per difendere la qualità e la competitività e il reddito d’impresa, dalla progressiva riduzione dei margini di reddito". Susi Cavallini è titolare della storica Artigiani pastai Bondi (produzione di pasta fresca tradizionale dell’Emilia-Romagna) e presidente di Cna agroalimentare. Le difficoltà e i rincari che investono il suo settore le vive ogni giorno da anni. "Nel 2022 – spiega – la guerra in Ucraina provocò un’esplosione dei costi delle materie prime fino al 200-300%. Oggi quegli aumenti sono stati riassorbiti solo in parte. Un esempio, le farine: nel 2022 il prezzo schizzò al triplo del prezzo medio che pagavamo nel 2018. Adesso non siamo tornati al prezzo del 2018, ma al doppio". Poi le uova, "che hanno subito un aumento del 10-12%". Un effetto combinato della drastica riduzione degli allevamenti italiani causata dalla crisi dell’aviaria, e della crescente domanda che viene dal mercato americano, grandissimo consumatore. A questi aumenti più vistosi se ne aggiungono tanti altri derivati dalle produzioni particolarmente energivore: "Plastica, carta, salumi. Sembrerà strano, ma la carne è la materia prima, per una serie di motivi contingenti, che ha subito gli aumenti più contenuti".
Filiera alimentare in crisi: "I costi sono fuori controllo con aumenti fino al 300%"
Dall’energia alle materie prime, dai trasporti alle spese sul lavoro. L’allarme di pastai e artigiani di Cna: "L’unica strada è trattare, salvando la qualità" .







