| 11 Settembre 2026 22:01 |

7 minuti per la lettura

(Adnkronos) – “Se i prezzi dell’energia dovessero restare strutturalmente più elevati rispetto ai concorrenti europei, a causa delle crisi continue e concatenate si corre il rischio concreto di distruzione del tessuto industriale”. Lo afferma il vicepresidente di Confindustria per l’energia, Aurelio Regina, intervistato dall’Adnkronos. “Con questi livelli di costi energetici le imprese stanno già riducendo la produzione e c’è il rischio che si vada verso delle chiusure parziali”, avverte. “I valori futures dell’energia restano alti, bisogna fare di tutto per evitare il peggio e farlo in fretta”, secondo il vicepresidente. “Il disallineamento dei prezzi di mercato fra Stati Ue è legato alla composizione dei mix energetici ed ha motivazioni storiche che potranno essere superate solo con scelte strutturali come il ritorno al nucleare, su cui finalmente l’Italia si sta muovendo”.

La crisi energetica sta mettendo a dura prova l’intero Vecchio continente, ma l’Italia soffre più degli altri Paesi.

“Oggi tutta l’Europa è a rischio rincari e non solo l’Italia: si guardi al livello di riempimento degli stoccaggi di gas naturale, che da noi è superiore alla media Ue, e potrebbe portare costi elevati per tutti nel prossimo inverno. Con questi prezzi non si può andare avanti: le cartiere vivono rallentamenti della produzione e le imprese della ceramica stanno pensando di fermare alcune linee produttive. Ciò che è certo è che tutti hanno bloccato gli investimenti. Le nostre imprese soffrono più di altre questi shock” rispetto agli altri Paesi europei come Francia e Spagna. Se i prezzi dell’energia dovessero restare strutturalmente più elevati la distanza per la manifattura si allargherebbe soprattutto nel confronto con la Francia, ma la perdita di competitività non sarebbe marginale neanche rispetto alla Germania”.