«Siamo preoccupati perché assistiamo a una sorta di degrado del sistema industriale italiano e siamo preoccupati per il calo continuo della produzione connesso alla riduzione dei consumi energetici. Avevamo chiesto un intervento deciso del governo dal punto di vista energetico, ma non vediamo né il senso di urgenza né il coraggio di affrontare una manovra strutturale». Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’energia, va dritto al punto nel sollecitare una risposta dell’esecutivo che tarda ad arrivare. «È evidente - spiega - che, a prescindere dal numero di decreti da adottare, un intervento sull’energia non è più rinviabile. Già a maggio, in occasione dell’assemblea di Confindustria, la premier Giorgia Meloni aveva promesso un’azione molto forte sul tema energetico, ma ciò non è ancora avvenuto».
Nel frattempo, però, gli altri Paesi non sono rimasti fermi.
Assolutamente no. La Germania ha annunciato un piano massiccio per fissare un prezzo politico dell’elettricità a 50 euro per MWh: è una misura di politica industriale che, da sola, vale tra i 3 e i 5 miliardi e che l’esecutivo si è già fatto approvare da Bruxelles. A questo si aggiungono 26 miliardi di interventi sulle bollette nel solo 2026 grazie all’utilizzo della leva fiscale, senza contare le compensazioni Ets, pari a 2,5 miliardi di euro, che valgono 40-50 euro per MWh, mentre in Italia i rimborsi sono stati di circa 5 euro per MWh. Sono misure che alterano il mercato unico e distorcono la competizione.








