«L’avevamo accolto in casa come un figlio.

Essendo un lontano parente, ci fidavamo e lui ce l’ha massacrata perché non ha saputo accettare un “no”».

Non c’è spazio per la rassegnazione nell’aula 116 del Nuovo palazzo di giustizia di Napoli.

A tenere banco è solo la furia cieca del dolore che tracima dalle parole di Enza Cossentino, la mamma di Martina Carbonaro, la quattordicenne uccisa a sassate la sera del 26 maggio 2025 ad Afragola.

La donna, ieri mattina, si è presentata al banco dei testimoni indossando il braccialetto elettronico, imposto poche settimane fa sia a lei che al marito, come misura di sicurezza conseguente al divieto di avvicinamento scaturito dalle pesanti minacce che la coppia ha rivolto ad alcuni parenti dell’imputato.