Cambiare adesso, oppure soccombere. L'ultima chiamata al cancelliere Friedrich Merz per rimettere davvero in sesto la Germania ha il suono del successo di Alternative für Deutschland in Sassonia-Anhalt. Le prossime mosse del Parlamento tedesco diranno quanto le attuali forze al potere saranno in grado di recepire il messaggio arrivato da Magdeburgo e dintorni sull'inarrestabile avanzata dell'estrema destra nella Repubblica Federale, a cominciare dalle regioni dell'ex Ddr. Finora, e questo è piuttosto evidente, non lo hanno recepito. Lo dimostra il deprimente bilancio approvato dal Governo Merz a luglio scorso e approdato in aula l'8 settembre, tre giorni dopo la clamorosa vittoria di AfD in Sassonia: lacrime, sangue e armi.

Da un lato il 56,8% di maggiori spese in difesa e armamenti, dall’altro il 43,5% in meno di spesa sulla sanità. Bastano questi due numeri a raccontare le priorità del cancellliere per il prossimo triennio. Ma soprattutto a instillare il serio dubbio che Cdu e Spd stiano spianando ad AfD la strada per Berlino. Chiedere nuovi sacrifici ai tedeschi in risposta a chi promette di non chiederli più non sembra, alla luce del voto recente, una strategia di lungo respiro. L'estrema destra ha vinto le elezioni in Sassonia-Anhalt con il 43,8% dei voti, più del doppio della Cdu. Un risultato che “fa sanguinare il cuore”, ha ammesso la sua ex leader, Angela Merkel. E che ha riaperto una ferita nella coalizione, con i socialdemocratici che imputano la sconfitta ai tagli sulla spesa sociale e i conservatori che danno invece la colpa alle tasse e al debito troppo alto.