Non un comizio, ma una rivendicazione professionale. Il 9 settembre 2026, davanti ai cronisti riuniti alla festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra a Roma, Sigfrido Ranucci chiude la porta a una candidatura e ne lascia aperta un’altra: quella dello studio di Report. Dice di voler continuare a condurre il programma, considera possibile il reintegro e respinge con parole durissime le accuse sull’esistenza di chat segrete con Valter Lavitola. Sullo sfondo restano lo scontro con la Rai, il ricorso al giudice del lavoro e l’inchiesta sull’attentato dell’ottobre 2025.

La dichiarazione resa alla festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra, a Roma, prova a separare due piani che da settimane tendono a sovrapporsi: da una parte, il contenzioso sul futuro professionale del giornalista; dall’altra, le ricostruzioni su un possibile progetto politico elaborato da Valter Lavitola. Ranucci respinge l’idea di essere già entrato in campagna elettorale e indica nella guida della trasmissione di Rai3 il proprio obiettivo immediato. Alla domanda sulla possibilità di essere reintegrato, risponde senza esitazioni: quella possibilità, sostiene, esiste.

Non si tratta soltanto di una rivendicazione pubblica. Attraverso i suoi legali, il giornalista ha avviato un’azione urgente davanti al giudice del lavoro per contestare la decisione che lo ha escluso dalla conduzione. Il ricorso apre una partita giudiziaria distinta dal confronto editoriale e politico: sarà il tribunale a valutare la fondatezza delle contestazioni e l’eventuale sussistenza dei presupposti per un provvedimento di reintegro. Fino a quella decisione, il ritorno di Ranucci resta dunque una possibilità rivendicata dalla sua difesa, non un esito acquisito.