di
Maria Teresa Veneziani
Ca’ Bragadin, nel sestiere di Santa Croce, è una delle ultime dimore dove soggiornò il couturier futurista. Il sindaco Venturini: «Venezia oggi capitale della contemporaneità, musa ispiratrice, tra Biennale arte, Mostra del cinema, moda»
Si è sentito un po’ il Marco Polo della moda: anche lui è stato il primo ad essere presente in ogni angolo del mondo, la Cina, il Giappone, Libia, l’Egitto». La Casa-museo Pierre Cardin è un ritorno nella sua amata Venezia, ricorda Rodrigo Basilicati Cardin, il nipote ingegnere, diplomato in pianoforte, al quale il couturier italiano naturalizzato francese, morto nel 2020 all’età di 98 anni, ha passato il testimone. Ca’ Bragadin, nel sestiere di Santa Croce, è una delle ultime dimore dove soggiornò. E qui, a venti chilometri da dove era nato (nel 1922 a San Biagio di Callalta in provincia di Treviso), dal 13 settembre ci si potrà immergere nell’incredibile carriera del couturier pioneristico. In mostra 350 opere, dal cappotto plissettato rosso del 1952 agli abiti di alta moda con cerchi danzanti, anzi sculture, l’unica differenza è che le forme si muovono, perché è così che le concepiva, da futurista quale era, come ricorda Balisicati Cardin. Sempre un po’ avanti nel tempo; quando prima dell’allunaggio creò la collezione unisex Cosmocorps (1964), usando materiali insoliti e forme a capsula; quando lanciò per primo a Parigi una collezione di abiti confezionati (prêt-à-porter) per i grandi magazzini Printemps (ritirandosi poi quando lo facevano tutti). Scandalizzò ancora la Chambre Syndicale de la Haute Couture con con la collezione uomo: a metà Anni ’60 aveva allungato la silhouette maschile con pantaloni a vita bassa e stretti alla caviglia; tra i suoi clienti Cecil Beaton, Yul Brinner e Gregory Peck, i Beatles. Fu il primo ad aprirsi alle licenze: a soli 28 anni un texano gli chiese 200 mila pezzi e lui aveva solo sei operai. «Io ti cedo i cartamodelli e ti mando i miei sarti e tu mi cedi il 3 per cento per ogni pezzo». Il geniale creatore di idee, cresciuto alla scuola di Jeanne Paquin, Elsa Schiaparelli, assunto da Dior prima di mettersi in proprio, si trovò a capo di un regno che comprendeva abiti, accessori, mobili, prodotti per la casa e profumi venduti tramite 800 licenziari e in più di 140 Paesi.










