Alessandro Bizzo di anni ne aveva dieci. Era il 1992. Il 1° di agosto. A Torre delle Stelle, in un’estate calda ma non torrida come queste che ci toccano adesso, si giocava la solita partitella tra amici. Ragazzi e ragazzini, tutti insieme, in quelle serate dopo il mare che erano famiglia allargata. Anche agonismo, ma stemperato dal sentirsi parte di una comunità.

Si arrivò ai rigori, in quella sfida. Alessandro ne battè uno. Il primo. Nessuno ricorda più come finì. Se dentro o fuori. Se parato o in rete. Tutti, invece, non possono dimenticare che dopo quel tiro, Alessandro si accascia, con indosso la maglia numero 4 del Barcellona. Quella di Koeman.

Alessandro viene portato di corsa in guardia medica. In braccio lo prende Filippo Melis che di anni ne aveva sei in più rispetto al compagno di squadra. «Ci conoscevamo da un anno. In quel campetto c’era la nostra gioventù». In versione estiva. Il pallone valeva molte cose insieme. Era anche un collante oltre l’età.

Finisce in tragedia, quel primo agosto. Dopo la guardia medica ci sarebbe stato l’ospedale. Ma la vita di Alessandro si ferma prima. Nel tragitto in ambulanza. Aveva una malformazione al cuore, Alessandro. E nessuno lo sapeva. Quel rigore, quell’emozione fortissima, glielo manda in tilt. L’adolescenza, per quel bambino che amava il calcio, non inizierà mai.