Di: Lorenzo Lamperti, collaboratore RSI da TaipeiIl 9 settembre 1976 moriva Mao Zedong, il fondatore della Repubblica Popolare Cinese. Cinquant’anni esatti dopo la sua morte, lo Stato-partito continua a controllare il Paese e lui resta un simbolo, nonostante i disastri del “grande balzo in avanti” (tra le cause di una grave carestia che causò circa 30 milioni di morti) e della Rivoluzione culturale. La Cina di oggi ha alcune analogie con quella di Mao, ma anche molte differenze. Lo spiega in un’intervista a RSI il sinologo Kerry Brown, professore di Studi cinesi al King’s College di Londra e autore di numerosi saggi sulla Cina contemporanea.Xi viene descritto come un leader maoista, ma guida un Paese molto diverso da Mao, più forte e tecnologicamente avanzatoKeystoneA cinquant’anni dalla morte, che cosa rappresenta Mao nella Cina di oggi e come riesce a restare un simbolo nonostante il retaggio della Rivoluzione culturale?Resta un simbolo perché continua a essere considerato il fondatore del regime e della Cina moderna, oggi seconda economia mondiale e grande potenza militare. Non c’è stato un processo di destalinizzazione come in Russia, né una critica altrettanto profonda. Chi ricorda il periodo maoista sa che Mao non fu privo di colpe, ma il governo di Xi Jinping ne offre una lettura positiva: è nazionalista e continua a celebrare Mao come il padre di questo enorme progetto.Qual è stato il suo maggiore risultato storico?Mao indicava la vittoria contro i giapponesi e la Rivoluzione culturale. Ma non era un buon giudice dei propri risultati: contro il Giappone combatterono soprattutto i nazionalisti di Chiang Kai-shek e la Rivoluzione culturale è considerata un grave errore dallo stesso Partito comunista. Il suo vero risultato fu rendere possibile uno Stato cinese moderno e unitario e creare un sistema marxista-leninista in stile cinese che esiste ancora. Il Partito comunista, con la sua struttura leninista e il controllo sulla politica, è forse più forte che mai.Mao Zedong, leader del Partito Comunista Cinese, sorride e saluta la folla nel 1969ImagoXi Jinping ha chiuso l’era politica post-Mao?Xi viene descritto come un leader maoista, ma guida un Paese molto diverso, più forte e tecnologicamente avanzato. Se rendi il Partito molto forte, snello e centrale in ogni ambito, dall’economia ai media e alla cultura, finisci per avere un leader forte. La leadership di Xi è il risultato del rafforzamento del Partito. Ma la società non guarda a Xi come guardava a Mao: durante la Rivoluzione culturale Mao era oggetto di una devozione quasi religiosa, quasi fosse un dio. Oggi la società e la sua prospettiva sono molto differenti.Qual è la principale differenza tra Mao e Xi?Mao credeva nella lotta di classe e in campagne di mobilitazione sociale estremamente rischiose. Era disposto a confrontarsi con il Partito. Durante una disputa disse che, se non lo avessero sostenuto, sarebbe tornato nelle campagne per iniziare un’altra rivoluzione. E probabilmente avrebbe potuto farlo, tanto era grande il suo potere personale. Xi è potente grazie al Partito, Mao era spesso potente nonostante il Partito.La principale nube all’orizzonte cinese è la successione di Xi: è la maggiore sfida che il sistema deve affrontareEPA/KEN ISHII/POOLC’è continuità tra il periodo maoista e la Cina delle riforme?Per Xi non bisogna negare il periodo maoista, perché ha creato la piattaforma della Cina attuale, ma nemmeno usarlo per attaccare il capitalismo cinese. L’obiettivo è sempre stato creare una Cina forte attraverso il marxismo-leninismo con caratteristiche cinesi. Sono cambiate le tattiche, non lo scopo. In Occidente si sottolineano le differenze: sotto Mao non erano ammessi investimenti stranieri, imprenditorialità e settore non statale, accettati invece dalle riforme di Deng Xiaoping. Il Partito insiste sulla continuità dal 1949.
L’eredità di Mao nella Cina di Xi, a 50 anni dalla sua morte - RSI
A 50 anni dalla morte di Mao Zedong, il sinologo Kerry Brown analizza la sua eredità nella Cina di Xi Jinping tra continuità, potere del Partito e differenze storiche.











