L’Unione europea “è in piena crisi abitativa e dobbiamo agire. Più della metà dei cittadini europei considera la mancanza di alloggi a prezzi accessibili un problema grave e urgente”, avverte il commissario Ue all’Edilizia abitativa, Dan Jorgensen. Per questo la Commissione europea vuol provare a dare ai Comuni uno strumento per intervenire sugli affitti brevi nelle città dove comprare o affittare casa è diventato proibitivo. E le destre italiane insorgono, schierandosi apertamente dalla parte dei proprietari: per Lega e Fratelli d’Italia Bruxelles starebbe “attaccando la proprietà privata” e aprendo la strada a nuovi vincoli sugli immobili. La proposta, in realtà, non vieta gli affitti turistici né impone un tetto alle locazioni: si limita a fissare criteri comuni per individuare le zone in cui il mercato è sotto pressione e consente alle autorità locali di introdurre, se lo ritengono necessario, limitazioni mirate. Possibilità che preoccupa la lobby dei proprietari, Confedilizia, e l’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi, e di conseguenza non piace al centrodestra.

Il provvedimento si chiama Affordable Housing Act ed è il primo quadro comune europeo per valutare le misure sull’edilizia abitativa che possono avere effetti sul mercato unico. La Commissione parte da un problema evidente soprattutto nelle grandi città e nelle località turistiche: in alcune città, ha spiegato la vicepresidente Teresa Ribera, gli alloggi destinati agli affitti brevi possono arrivare a rappresentare il 20% delle abitazioni. Il che riduce la disponibilità di alloggi per chi vive e lavora in quelle città e fa salire i prezzi.