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Roberto Pezzali

È passato più di un anno dall'introduzione del regolamento Ecodesign, quello che ha portato etichette energetiche, manuali di riparazione e ricambi. Il bilancio? Un vero disastro.

Abbiamo parlato tante volte del regolamento Ecodesign dell'Unione Europea, quello che impone ai produttori di smartphone e tablet venduti nel territorio comunitario di pubblicare un punteggio di riparabilità autodichiarato, su una scala da A a E, e di mettere a disposizione su un sito liberamente accessibile le istruzioni per la riparazione, i prezzi dei ricambi e anche le modalità per acquistarli, nel caso in cui una persona voglia riparare da sé il prodotto. A un anno dall'entrata in vigore del regolamento, un'analisi condotta da Right to Repair Europe ci restituisce uno stato dei lavori decisamente deprimente segno che quasi tutti i produttori, al posto di provare a fare bene quello che l'Europa chiedeva, hanno visto la cosa come l'ennesimo regolamento noioso al quale si è obbligati a sottostare, ma che va gestito con il minimo delle risorse, e spesso nemmeno quello. Right to Repair Europe ha passato al setaccio oltre 7.000 schede presenti nel database europeo EPREL (il registro in cui produttori e importatori devono indicare dove trovare le informazioni sulla riparabilità) e si è resa conto che, su 2.334 modelli di smartphone immessi sul mercato nell'ultimo anno solo una minoranza fornisce un link davvero funzionante ai prezzi dei ricambi o alle istruzioni di riparazione.