di Annamaria Piacentinimercoledì 9 settembre 20262' di letturaMarito e moglie nella vita e in “Bunker”, dove la bella Penelope Cruz non ha occhi che per lui, Javier Bardem. Perché quando si ama, non ci si perde mai. Non è certo la magia del cinema a continuare ad unirli anche nel film, qui i sentimenti ad un certo punto si incrinano a causa di un “maledetto” bunker che diventa un labirinto senza uscita. A dirigere il film è Florian Zeller, scrittore parigino, drammaturgo, sceneggiatore e regista premio Oscar. Questa volta non parte da un suo testo teatrale, scrive per il cinema. Al centro della storia una coppia. Il sentimento che li univa diventa fragile a causa della scelta del marito, che fa l'architetto e deve costruire un bunker per un miliardario della tecnologia. “Volevo raccontare un matrimonio”, spiega il regista, “e fino a quali confini si può arrivare in un mix di realtà e finzione”. Mentre la Cruz sottolinea: “Nella vita di tutti i giorni io e Javier non litighiamo mai, siamo sposati da 15 anni. Unico neo? Accade spesso di non accettare di girare un film insieme”. “È vero”, aggiunge Bardem con un sorriso, “non litighiamo mai... abbiamo messo in scena il nostro modo di essere coppia”.Nel film, invece, il matrimonio è in discussione, ci sono le paure, i dubbi e i dilemmi etici. “Ringrazio il regista per averci regalato la nostra lingua, era l'unico modo per essere veri”, aggiunge Bardem. “I film spagnoli piacciono molto all'estero”, è un tipo di cinema molto rispettato. Tutte le cose che vengono sottolineate nel film ci toccano, sono aspetti interessanti. La protagonista (Cruz) dice proprio ciò che pensa, è sorprendente. Ma a volte veniamo utilizzati come burattini, è una sorta di manipolazione. Qui c'è un discorso molto profondo che mette anche in gioco la qualità della vita. Solo la speranza è il sentimento che ci ha accompagnato, indossando i panni di Sofia e Miguel.