LIDO DI VENEZIA - Salutati George e Amal, il Lido si infiamma per un'altra coppia, stavolta cinematografica: Penelope Cruz e Javier Bardem, marito e moglie nella vita vera e pure in Bunker, il film in concorso a Venezia83 di Florian Zeller. L'ultima loro volta al Lido fu cinque anni fa, quando venne immortalato il tenero bacio in Sala Grande all'annuncio che lei aveva vinto la Coppa Volpi per Madres paralelas di Almodóvar. Sono anche una delle poche coppie in cui entrambi i partner hanno vinto un Premio Oscar, lui nel 2008 per Non è un paese per vecchi, lei l'anno dopo con Vicky Cristina Barcelona, sul cui set peraltro si sono innamorati. E adesso, in Bunker, recitano la parte di una coppia che litiga, si allontana e poi si ritrova. Una storia di finzione, che però parte da una vicenda reale.

L'idea che ispirò Zeller Il francese Florian Zeller (Premio Oscar nel 2020 per la sceneggiatura di The Father) ha raccontato di essersi imbattuto qualche tempo fa in un articolo dedicato al rifugio segreto che il fondatore di Meta, Mark Zuckerberg, stava costruendo a Kauai, nelle Hawaii, comprendente anche un rifugio sotterraneo. «Ricordo che quando lessi quell'articolo rimasi affascinato - ha detto Zeller -. Quest'uomo ha fatto fortuna con l'idea di connettere le persone, e allo stesso tempo lavorava a un piano B per isolarsi dal mondo. Quel paradosso mi colpiva profondamente. Ma più ci pensavo, più capivo che, in una certa misura, siamo tutti tentati di vivere in un bunker. Non un bunker reale, ma un bunker invisibile. Il modo di vivere che stiamo adottando sempre più spesso, senza metterlo in discussione - lo stesso stile di vita promosso dai miliardari - ci fa credere di non avere davvero bisogno degli altri. Cibo, amore, sesso, amicizia, interazioni sociali: tutto può essere consegnato direttamente, come se il resto del mondo non fosse più un luogo da abbracciare, attraversare, vivere. Il mio non è un giudizio su qualcuno che si costruisce un bunker, perché ognuno ha il diritto di essere un po' folle, ma indagare quella zona dentro di noi in cui stiamo costruendo il nostro bunker invisibile». Da quella notizia Zeller ha così ricavato il punto di partenza di Bunker (nelle sale dal 21 gennaio 2027): un architetto (Javier Bardem) accetta l'incarico estremamente remunerativo di progettare un rifugio di sopravvivenza per un miliardario tecnologico (Paul Dano), ma la scelta porta sua moglie (Penelope Cruz) a interrogarsi sui valori dell'uomo con cui condivide la vita da diciassette anni, non ritenendo giusto che un ricco pensi a salvarsi quando il mondo va alla deriva. In realtà però, come si vede nel film, tutti, anche i due protagonisti, vivono in un "bunker invisibile": hanno una casa piena di antifurti e non sopportano il vicino, poco abbiente, che ha aperto una finestra sul loro giardino. Nel cast anche Stephen Graham e Patrick Schwarzenegger (figlio di Arnold). Frase cult del film: "Non sappiamo cosa succederà tra cinque anni, tra cento non ci saremo più, meglio aprire finestre che scavare buchi". L'accusa di Bardem «Ci sono molti Paesi in Europa - ha detto Bardem - che stanno assumendo posizioni più radicali nei confronti dell'immigrazione, ma la causa è un'altra. È una ragione politica, geopolitica, sociale e climatica a cui dobbiamo prestare attenzione, altrimenti ci sarà sempre più immigrazione, perché le persone scappano dalle guerre, dalla miseria e da luoghi impossibili in cui vivere a 50 gradi Celsius. Noi ne siamo responsabili. I nostri lussi si basano sulla miseria di qualcun altro, lo sappiamo tutti. Si tratta davvero di rifletterci sopra, di esserne consapevoli e di assumercene la responsabilità, e anche di sostenere quelle misure politiche e sociali che aiutano le persone che vogliono scappare ad avere una vita migliore nei loro paesi d'origine». Ma Penelope e Javier litigano come nel film? Lui scuote la testa: «No, no, mai, assolutamente, ormai ci conosciamo da più di trent'anni». Lei sorride: «Certo che litighiamo, ma fuori dal lavoro».