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Ogni anno nelle mense scolastiche italiane vengono serviti circa 400 milioni di pasti, e ogni giorno ci sono due milioni di persone che mangiano a scuola. Più di un bambino italiano su due frequenta le mense, che hanno quindi un impatto profondo sulle abitudini alimentari dei bambini e delle famiglie. Eppure si sa generalmente poco di come funzionano nel loro complesso, nonostante il settore valga circa un miliardo e mezzo di euro all’anno: chi gestisce il servizio? Come vengono composti i menù, e da dove arrivano gli ingredienti? Quanto cibo viene sprecato? E i controlli?
Innanzitutto, è vero che un bambino su due frequenta la mensa, ma è un dato medio e va precisato che le differenze territoriali sono enormi. Nelle province di Palermo, Ragusa e Siracusa, per esempio, solo tra il 6 e l’8 per cento dei bambini mangia in mensa, mentre in provincia di Firenze si sale fino al 96 per cento.
Questo perché tradizionalmente al Sud è poco diffuso il tempo pieno e i bambini di solito vanno a mangiare a casa: nelle regioni meridionali solo una scuola su quattro ha il refettorio, e così i bambini che restano a scuola a pranzo sono costretti a mangiare nelle classi. Molti istituti stanno cercando di adeguarsi ricavando spazi appositi, ma il cambiamento è ancora lento, con tutto ciò che ne consegue rispetto al carico sulle famiglie.








