Girano, quasi clandestinamente, ma sono l’unico argomento che appassiona trasversalmente tutti i parlamentari uscenti. Alla Festa dell’Unità di Martina Franca come nella manifestazione di Giorgia Meloni a Bari non si faceva altro che parlare dei fogli Excel con le proiezioni degli eletti nelle prossime elezioni politiche, quelle prevedibilmente della primavera 2027, che avverranno con lo “Stabilicum”. Si tratta di un sistema - in fase di approvazione al Senato, ma dovrà poi avere il nuovo via libera alla Camera - che prevederà una divisione dei seggi largamente proporzionale, ad eccezione del premio di maggioranza che spetterà alla coalizione o al partito che supererà il 42% (per la dimensione di 70 deputati e 30 senatori), fino ad un massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato (per chi vincerà la tornata delle politiche). Ogni collegio pugliese avrà per ogni partito un candidato bloccato e sei altri nomi sulla scheda per la preferenza degli elettori, con un listino deciso dalla coalizione scelto tra i capolisti-bloccati.

Nel 2022 il Rosatellum consentì al centrodestra di fare cappotto negli uninominali (vinse dappertutto tranne alla Camera a Foggia, dove prevalsero i 5S). Il numero dei seggi destinati alla Camera in Puglia sarà determinato dal completamento dell’iter parlamentare: dei 27 eletti, 21 dovrebbero venire dai 4 listini plurinominali, mentre 6 saranno assegnati con il premio di maggioranza. Al Senato ci sarà un unico collegio regionale: gli eleggibili con il proporzionale saranno 11, mentre due eletti verranno determinati dal premio di maggioranza (a rischio costituzionalità, perché Palazzo Madama è su base regionale per la Carta). Se però a livello nazionale nessuna coalizione supererà il 42%, allora ogni parlamentare sarà determinato da un proporzionale quasi puro.