La più recente spallata ai progetti del Green Deal UE è arrivata il 4 settembre, quando Volkswagen ha annunciato il taglio di altri 50.000 posti di lavoro nel mondo, portando il totale a 100.000. Un numero che va oltre la crisi di una singola azienda: solo tra il 2024 e il 2025 la filiera automobilistica dell’Unione Europea ha perso oltre 100.000 occupati.
La crisi dell’auto in Germania, che coinvolge Case e indotto, viene indicata da diversi osservatori come uno dei fattori che hanno contribuito al successo di AfD nelle elezioni regionali del 6 settembre in Sassonia-Anhalt. Alternative für Deutschland, guidata nel Land da Ulrich Siegmund, è diventata la prima forza politica con il 43% dei consensi. Secondo le rilevazioni disponibili, avrebbe raccolto anche il voto del 61% degli operai tedeschi, intercettando il malcontento verso il declino industriale del Paese.
Ora anche il resto dell’UE si interroga. Il caso tedesco potrebbe anticipare una reazione più ampia alle politiche comunitarie? E se la trasformazione della filiera automobilistica continuasse a pesare sull’occupazione e sul consenso, Bruxelles potrebbe trovarsi davanti a una sfida capace di modificare gli equilibri politici del Continente?







