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Un sequestro preventivo di beni per circa 3,5 milioni di euro è stato eseguito anche in provincia di Bari nell’ambito di un’indagine su un presunto traffico illecito di rifiuti. Le operazioni, condotte martedì 8 settembre, hanno interessato anche le province di Salerno, Napoli, Potenza, L’Aquila, Latina e Frosinone.Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Alcuni imprenditori sono indagati, a vario titolo, per associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e furto aggravato di ingenti quantità di materiale ferroso, che secondo gli investigatori sarebbe stato prelevato prevalentemente dai cantieri di Rete ferroviaria italiana.Le indagini sono state condotte dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Salerno, con il supporto dei comandi provinciali territorialmente competenti.Rifiuti inviati in Thailandia e rottami esportati in TurchiaL’attività investigativa è cominciata nel settembre 2022 dopo un controllo eseguito in un’azienda di Albanella, nel Salernitano, attiva nel trattamento e nel recupero di rifiuti urbani e speciali. Intercettazioni, videoriprese e pedinamenti avrebbero consentito di ricostruire un sistema destinato alla gestione e allo smaltimento illecito dei materiali.Il primo filone riguarda rifiuti urbani ingombranti, imballaggi misti, rottami ferrosi, parti di pneumatici fuori uso e guarnizioni in plastica che sarebbero stati destinati a impianti della Thailandia senza la documentazione richiesta o mediante certificazioni falsificate.Il secondo filone si concentra sul commercio irregolare di rifiuti ferrosi. In una delle operazioni contestate sarebbero stati esportati in Turchia oltre 5,1 milioni di chilogrammi di rottami, presentati nella documentazione come materiale recuperato e non più qualificabile come rifiuto.Gli investigatori contestano inoltre l’utilizzo del cosiddetto “giro bolla”, un meccanismo basato sull’emissione di documenti falsi intestati a società ritenute inesistenti.Sequestrati conti, camion e impiantiIl profitto delle attività contestate è stato quantificato in circa 3,4 milioni di euro e sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca. I carabinieri hanno inoltre bloccato 71 conti correnti, le cui disponibilità sono ancora in fase di quantificazione, otto camion e diversi impianti aziendali.A undici persone sono stati notificati gli inviti a comparire per l’interrogatorio preventivo, dopo la richiesta della Procura di applicare misure cautelari personali. Il procedimento è ancora nella fase preliminare e le contestazioni dovranno essere verificate nelle successive fasi processuali, nel rispetto della presunzione di innocenza.









