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Se non è un terremoto, poco ci manca. La giornata di ieri ha fatto registrare una serie di scosse di assestamento (vere e presunte) che lasceranno profondi strascichi. Politici e personali. Futuro Nazionale perde, in un colpo solo, due pezzi da novanta. E lo fa per una decisione unilaterale del partito guidato dal generale Roberto Vannacci. L'epurazione che fa certamente più discutere è quella di una delle anime più liberali del movimento che sta salendo, settimana dopo settimana, nei sondaggi. La direzione disciplinare di Fn «ha deliberato l’espulsione dell'iscritto Luca Sforzini, a seguito delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate».

Alla decisione hanno preso parte il presidente, Roberto Vannacci, il coordinatore nazionale, Massimiliano Simoni, il responsabile organizzativo, Edoardo Ziello, e quello del tesseramento, Annamaria Frigo. Sforzini, oltre ad essere un imprenditore, è il direttore del Centro studi Rinascimento nazionale, per mesi considerato il think tank, la base operativa di ricerca e analisi che studia temi politici, economici, sociali, militari o internazionali e propone idee e soluzioni. Negli ultimi giorni Sforzini è stato molto netto nel manifestare «la sua contrarietà a quello che alcuni esponenti di Fn rischiano di fare», ovvero, come ha spiegato sempre in una recente intervista al quotidiano Il Foglio, «legittimare e sdoganare i peggiori mostri del Novecento. Se proprio dobbiamo guardare indietro, l'Italia ha riferimenti storici altissimi, come la Roma antica, Mazzini, Garibaldi e il Conte di Cavour, che uniscono anziché dividere». L'imprenditore aveva inoltre suggerito di «ricondurre certe spinte, anche estreme o di protesta, all'interno dell'ordine democratico».