Alla fine dell’estate, l’agricoltura europea registra raccolti ridotti, colture sotto stress e perdite economiche nell’ordine dei miliardi di euro. Caldo, siccità e incendi hanno segnato tutta la stagione: giugno è stato il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale; l’intera estate è stata la più calda dal 1950 in Italia e la più calda mai registrata nelle rispettive serie storiche in Francia, Belgio e Gran Bretagna. A soffrire sono soprattutto i cereali, ma i danni riguardano anche vigneti e ortaggi. Le conseguenze, invece, ricadono su aziende e soprattutto consumatori.
Secondo i dati della Commissione europea, alla fine di quest’anno la produzione complessiva di cereali nell’Unione dovrebbe essere inferiore del 9 per cento rispetto al 2025. Nell’ultimo decennio livelli più bassi si erano registrati soltanto nel 2024, che per ora detiene il record di anno più caldo mai registrato a livello globale.
Particolarmente colpito è il mais: la produzione dovrebbe diminuire del 13 per cento, passando da circa 60 milioni di tonnellate nel 2025 a 52 milioni nel 2026, il livello più basso dal 2007. Quasi tutti i paesi dell’Ue, con l’eccezione della Bulgaria, dovrebbero chiudere l’anno con una produzione cerealicola inferiore a quella dello scorso anno.






