Di: Il giardino di Albert / Christian Bernasconi L’estate in città è sempre più sinonimo di canicola opprimente e notti tropicali. Un disagio che non è solo una percezione soggettiva, ma il risultato diretto delle isole di calore urbane. Questo fenomeno microclimatico, tipico delle aree fortemente cementificate, trasforma piazze e strade in veri e propri accumulatori termici. L’asfalto e il calcestruzzo assorbono la radiazione solare durante il giorno per poi rilasciarla lentamente sotto forma di calore durante la notte: le temperature non scendono e i cittadini non trovano sollievo notturno. Estate rovente, il dibattito politicoPrima Ora 02.09.2026, 18:00In Ticino, tra gli esempi emblematici ci sono luoghi iconici come Piazza del Sole a Bellinzona, la Rotonda di Piazza Castello a Locarno o Piazza Bernardino Luini, di fronte al LAC di Lugano. Queste superfici si trasformano, nei mesi più caldi, in spazi molto caldi quasi impraticabili. Per correre ai ripari non bastano più soluzioni temporanee come i vaporizzatori d’acqua o i piccoli angoli di verde mobile. Di fronte a un cambiamento climatico che promette ondate di calore sempre più frequenti e intense, sembra sempre più necessario un cambio di paradigma radicale nella pianificazione del territorio.https://rsi.cue.rsi.ch/info/ambiente/Notti-tropicali-l%E2%80%99estate-dei-record-che-anticipa-il-nostro-futuro--3988275.htmlLa regola del “3-30-300”Per ovviare al fenomeno delle isole di calore si possono implementare varie soluzioni. Alcune sono architettoniche e possono essere integrate direttamente negli edifici, come le facciate verdi o i materiali di nuova generazione; altre consistono nel ripensare la presenza del verde urbano, riscoprendo quanto sia importante disporre di alberi e zone ricche di vegetazione anche in città.Una delle risposte più concrete ed eleganti a questo bisogno arriva dalla forestazione urbana ed è riassunta in una formula numerica: la regola del “3-30-300”. Ideata nel 2021 dall’ecologo olandese Cecil Konijnendijk, questa linea guida stabilisce tre requisiti minimi e misurabili per garantire che ogni cittadino possa beneficiare degli effetti terapeutici e rinfrescanti della natura:3: ogni persona deve poter vedere almeno tre alberi di dimensioni significative direttamente dalle finestre della propria abitazione, della scuola o del posto di lavoro.30: ogni quartiere deve presentare almeno il 30% di copertura fogliare (tree canopy cover).300: nessuno deve vivere a più di 300 metri di distanza (circa 5 minuti a piedi) da un parco pubblico o da uno spazio verde attrezzato di qualità.Sebbene non faccia l’unanimità nella comunità scientifica per via di alcuni limiti metodologici, climatici ed etici, la regola del 3-30-300 fornisce una preziosa base di partenza per ripensare il verde urbano in chiave moderna.04:36Il verde che salva le cittàKappa in libertà 14.08.2026, 17:50iStockNatascha Fioretti Solo il 13,5% dei cittadini europei vive in quartieri verdiMa quanto sono lontane le città europee da questo standard? A dare una risposta scientifica e molto chiara è uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications, condotto dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea in collaborazione con l’Università di Copenaghen. I ricercatori hanno analizzato i dati satellitari ad alta risoluzione di 862 città europee (comprese diverse realtà svizzere). I risultati indicano che appena il 13,5% della popolazione urbana vive in aree che rispettano contemporaneamente tutti e tre i criteri. Al contrario, ben il 21% dei cittadini risiede in zone che non ne soddisfano nemmeno uno e solo il 28% dei cittadini vive in quartieri che raggiungono la soglia del 30% di copertura arborea.Lo studio solleva inoltre una questione di ingiustizia sociale. I quartieri più ricchi godono costantemente di una copertura arborea maggiore e di una migliore vicinanza ai parchi, mentre le fasce di popolazione a basso reddito sono relegate in aree densamente cementificate, rimanendo così più esposte ai rischi sanitari della canicola. Emerge anche una forte disparità geografica: se le città del Nord Europa (come Helsinki) sfiorano ottimi livelli di aderenza alla regola, nel Sud Europa (come ad Atene o Barcellona) le percentuali crollano sotto il 3% a causa del clima arido e di una pianificazione meno favorevole agli alberi.Ondate di caloreIl giardino di Albert 07.09.2024, 16:55©HR 2024Perché gli alberi in città non crescono?Un ulteriore studio pubblicato sempre su Nature Communications evidenzia un problema spesso ignorato: non basta piantare alberi, bisogna farli sopravvivere. Molte città falliscono il test del 30% perché i giovani alberi vengono piantati in condizioni di forte stress. L’asfalto che soffoca le radici impedisce all’acqua piovana di penetrare, mentre i continui scavi per sottoservizi e le potature drastiche ne compromettono la crescita, lasciandoli perennemente allo stato di fragili arbusti incapaci di generare una vera ombra.Dalla teoria alla pratica: la sfida per il TicinoLa Svizzera e il Ticino si collocano in una fascia intermedia, ma la pressione climatica impone di agire in fretta, evitando che la regola del 3-30-300 sia solo un’utopia accademica. A livello locale, i primi segnali di cambiamento si intravedono: il progetto di trasformazione della Rotonda di Locarno in un “giardino per la città” va esattamente in questa direzione. Tuttavia, per vincere la sfida delle isole di calore, occorre che ogni nuovo progetto edilizio o stradale integri alberi ad alto fusto, tetti verdi e pareti vegetali come infrastrutture chiave. La natura sotto casa non è un lusso estetico, ma un requisito fondamentale per garantire delle città vivibili e accoglienti nel prossimo futuro.26:14Isole di caloreAlphaville 07.04.2025, 12:35iStockCristina Artoni e Enrico Bianda