Con la presenza dei quattro principali leader del campo largo alla Festa di Avs ieri si è finalmente conclusa la lunga pausa estiva dell’opposizione, dovuta forse anche al passo falso di Napoli, dove l’iniziativa che doveva dimostrare l’unità della coalizione di centrosinistra e lanciarne la corsa verso Palazzo Chigi era finita prima ancora di cominciare, davanti a una piazza mezza vuota, e per larga parte occupata da contestatori, senza offrire peraltro, dal palco, uno spettacolo molto più rassicurante, e ancor meno coerente, in particolare sulla politica estera.

Occorreva dunque un nuovo inizio, una ripartenza, un momento in cui ridare slancio e speranza a militanti ed elettori sempre più disillusi, e dunque, si saranno detti, quale data migliore dell’otto settembre? Del resto è noto quanto Giuseppe Conte abbia a cuore la ricorrenza, che da presidente del Consiglio celebrò nel 2018 come l’inizio «di un periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale», un periodo «chiamato, con la giusta enfasi, miracolo economico», concludendo in un crescendo dadaista che il suo governo aveva «l’ambizione di ricreare nei cittadini la stessa fiducia verso il futuro che allora animava i nostri genitori». Un obiettivo che ieri mi è sembrato decisamente alla portata dei quattro leader del centrosinistra.