Ogni settembre l’Italia torna a parlare di scuola. Riaprono le aule e tornano il caldo negli edifici, la dispersione scolastica e le differenze tra territori. Poi l’attenzione si sposta altrove e problemi noti da anni vengono rimandati alla stagione successiva.
I dati sull’abbandono scolastico a Bari, con punte superiori al 20 per cento in alcuni quartieri, e il dibattito sulle strutture poco adatte a temperature sempre più elevate raccontano due aspetti della stessa questione. La scuola italiana continua a convivere con profonde disuguaglianze e con edifici spesso inadeguati.
Eppure abbiamo avuto un’occasione irripetibile. Il PNRR nasceva per modernizzare il Paese con una disponibilità straordinaria di risorse. La scuola avrebbe potuto essere uno dei principali cantieri di questa trasformazione, intervenendo insieme sugli edifici e sul modello educativo.
Avremmo dovuto affrontare nello stesso momento strutture e organizzazione scolastica. Non è accaduto. Le risorse disponibili non si sono tradotte in una trasformazione all’altezza dell’occasione e non sono state accompagnate da una riforma complessiva. Questa resta una delle grandi occasioni perdute.
Sarebbe troppo semplice attribuirne oggi la responsabilità a una sola parte politica. Il PNRR ha attraversato governi, maggioranze e legislature differenti e ha coinvolto le principali forze parlamentari. Anche chi scrive ha avuto responsabilità istituzionali e non intende sottrarsi alla propria parte. È il sistema Paese a non aver saputo utilizzare quella stagione per ripensare la scuola.








