Secondo l'ultimo report dell'Agenzia europea dell'ambiente, il settore delle clean tech impiega quasi un milione di occupati. Ma in Italia la maggior parte delle figure non si trova

Le leggi ci sono, i fondi anche, ma c’è un ostacolo che più di ogni altro frena la transizione energetica avviata dall’Unione europea: la mancanza di lavoratori. L’ambizione del Green Deal di azzerare la dipendenza dai combustibili fossili sta muovendo montagne di capitale e ridisegnando l’intera strategia industriale del Vecchio Continente. Una trasformazione profonda, che sta cambiando anche il mercato del lavoro. A scattare l’istantanea più nitida è un dettagliato report dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), intitolato «Clean energy technologies in the Europea Union». Il documento prende in analisi i quattro settori chiave della transizione verde: energia eolica, fotovoltaico, batterie e pompe di calore. Un mercato che nel 2023 ha sfiorato il milione di occupati diretti e generato 138 miliardi di euro di valore aggiunto.

Eolico al primo posto per numero di occupati, ma il settore delle batterie cresce

Mentre l’industria europea è in affanno, come dimostra anche la crisi dell’automotive, il settore delle clean tech – ossia le «tecnologie pulite» – viaggia a ritmi di crescita del 5,3% annuo e impiega sempre più lavoratori. Nel 2023, l’eolico si è confermato il re indiscusso del comparto, con circa 273mila occupati diretti all’interno dell’Unione europea. La stragrande maggioranza di questi posti (il 77% del totale) non si trova nelle fabbriche di pale e turbine, bensì a valle della filiera, ossia nella gestione operativa, nel monitoraggio e nella manutenzione degli impianti già installati.