L’Europa accelera sulla transizione energetica, ma rischia di non avere abbastanza lavoratori per realizzarla. Entro il 2030 eolico e fotovoltaico potrebbero superare complessivamente il milione di occupati diretti nell’Unione europea, circa il doppio rispetto ai livelli attuali. Altre centinaia di migliaia di posti potrebbero arrivare da batterie e pompe di calore. Ma carenza di tecnici specializzati, concorrenza internazionale e debolezza della manifattura europea rischiano di diventare il principale collo di bottiglia.
È il quadro delineato dal nuovo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), Clean energy technologies in the European Union – Implications for quality jobs, skills and a just transition, che analizza quattro tecnologie decisive per la decarbonizzazione: eolico, fotovoltaico, batterie e pompe di calore. Nel 2024 l’occupazione nel settore energetico mondiale è cresciuta del 2,2%, contro l’1,3% dell’economia nel suo complesso. Nell’Ue le rinnovabili contano circa 1,8 milioni di occupati diretti e indiretti, seconde soltanto alla Cina.
A spingere la domanda di lavoro sarà l’espansione delle rinnovabili. Nel 2024 le fonti pulite coprivano il 25,2% dei consumi finali di energia dell’Ue, più del doppio rispetto al 10,2% del 2005, ma il target vincolante per il 2030 è fissato al 42,5%, con l’ambizione di arrivare al 45%. In sei anni l’Europa deve dunque guadagnare quasi altri 17 punti percentuali.






