Andrea Sempio si era sia rifiutato di rispondere alle domande dei pm lo scorso 6 maggio ed ora di sottoporsi alla consulenza psichiatrica della Procura. Ma perché tutti questi ‘no’ dell’indagato e cosa potrebbe cambiare in vista di un processo?
Il 28 settembre sarà il tempo massimo per la Procura di Pavia per chiedere al giudice per le indagini preliminari o l'archiviazione o il rinvio a giudizio per Andrea Sempio, indagato dall'inizio del 2025 con l'accusa di aver ucciso Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007. Dal 2016 l'amico di Marco Poggi, fratello di Chiara, è indagato per la terza volta per lo stesso reato, ma la sensazione, pure della sua difesa, è che per lui ora si apriranno le porte di un'aula di Tribunale. Se i magistrati pavesi chiederanno il processo, il gip ha tempo 5 giorni per emettere il decreto in cui viene fissato il giorno, l'ora e il luogo dell'udienza preliminare. Ma cosa si sta aspettando?
Dopo la chiusura delle indagini lo scorso 7 maggio, la difesa di Andrea Sempio ha depositato le sue consulenze in risposta al fascicolo della Procura. A queste consulenze sono seguiti altri accertamenti da parte dei magistrati. Insomma un botta e risposta a suon di analisi ed esperti che, a 20 giorni dal tempo massimo disponibile dalla Procura, non è ancora finito. In questi giorni si attende ancora il deposito delle consulenze pavesi, tra cui quella psichiatrica. Il professor Roberto Catanesi è stato chiamato come consulente incaricato dalla Procura di Pavia a redigere una relazione personologica e capire un'eventuale capacità di intendere e di volere di Sempio, oltre che una sua presunta pericolosità sociale. Catanesi aveva chiesto alla difesa di incontrare l'indagato, ma la risposta è stata negativa. I "No" di Andrea Sempio iniziano a essere non pochi. Il primo è arrivato il 20 maggio del 2025 quando, convocato in Procura per un interrogatorio in contemporanea all'incontro tra i pm e Alberto Stasi (attuale condannato in via definitiva per il delitto di Chiara Poggi), non si era presentato invocando un'eccezione formale sollevata dai suoi legali riguardo a un presunto vizio di nullità e alla mancanza di un avvertimento essenziale nell'invito a comparire. Riconvocato dai pm il 6 maggio del 2026 (il giorno prima della chiusura delle indagini), questa volta è stato costretto a sedersi al tavolo della Procura ma si è appellato alla facoltà di non rispondere. Anche in questo caso non ha voluto rispondere alle domande dei magistrati. E ora arriva il no a incontrare il professore Catanesi per sottoporsi alla consulenza psichiatrica. Insomma "no" che si accumulano e che possono avere un senso in vista della certezza di andare a processo.










