Andrea Sempio si presenterà in Procura a Pavia, salvo cambi di rotta dell’ultima ora. Perché, come ha ribadito il suo avvocato Liborio Cataliotti, «è un obbligo di legge e io non ho mai indotto un cliente a un atto contrario, tantomeno lo farei in questo caso». Ma ciò che accadrà il 6 maggio davanti ai pm è ancora da definire: potrebbe rispondere alle domande degli inquirenti, avvalersi come è suo diritto oppure depositare una memoria. «Certo, se dovessimo scegliere di avvalerci qualcuno dirà: ecco, Sempio ha una verità processuale e una a favore di telecamere. Ma tant’è».
Sempio oggi ha 38 anni, ne aveva 19 ed era grande amico di Marco Poggi, fratello della vittima, quando la mattina del 13 agosto 2007 la giovane è stata uccisa nella villetta di Garlasco che lui frequentava assiduamente. È indagato per omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà per “l’efferatezza dell’azione”, il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima, “di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto”. Gli viene contestata anche quella dei motivi abietti, «riconducibili all’odio» per Chiara «a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale», come scrivono nell’invito a comparire i pm Giuliana Rizza, Valentina De Stefano e Stefano Civardi. Gli inquirenti si apprestano a tirare le fila con la firma del 415 bis e la convocazione di Sempio è una mossa inaspettata. «Si dirà: è normale l’interrogatorio di un indagato durante un’inchiesta, singolare però che avvenga a ridosso dell’avviso di chiusura indagini - riflette l’avvocato Cataliotti - E allora significa che lo si vuole sottoporre a un interrogatorio alla cieca, senza che sappia quali sono gli elementi che ha in mano la Procura, magari facendo leva sul fatto che dopo tutti questi anni i ricordi possono essere non più vividi e magari contraddittori». Sempio va ripetendo ai suoi legali: «Rispondo o non rispondo?». I difensori provano a tranquillizzarlo: «Non stare ad arrovellarti, tieni la mente libera. Decidiamo noi».










