Il Carroccio vuole alzare a 100mila euro la soglia che le partite Iva non devono superare per poter beneficiare del regime forfettario, o “flat tax”. La Lega, come ha anticipato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, porterà il tema al tavolo dell’ultima legge di bilancio prima delle elezioni nel 2027. E Giorgetti apre anche a una “sorta di flat tax” per gli aumenti di stipendio dei giovani.

La Lega deve recuperare terreno. A un anno dalle politiche è in preda a scontri interni e lotte per la leadership e i sondaggi danno il Carroccio dietro a Forza Italia e Futuro Nazionale; servono temi da cavalcare e caselle spuntate da brandire in campagna elettorale. Così ieri, durante la kermesse del partito "A tua difesa – verso la Finanziaria 2027", il vicesegretario e ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha anticipato le misure che la Lega porterà al tavolo dell'ultima legge di bilancio: tra queste c'è "la possibilità di elevare ancora" il tetto della flat tax. Già poche ore prima Armando Siri, responsabile nazionale dei Dipartimenti, aveva proposto "lo scostamento della soglia del fatturato da 85mila a 100mila euro".

I leghisti si riferiscono al regime forfettario per le partite Iva: un’agevolazione che consente a chi realizza ricavi o riceve compensi al di sotto di una certa cifra di pagare un’imposta sostitutiva al 15% invece dell’Irpef ordinaria. Questa proposta, ha ricordato Siri durante l’evento di partito che si è tenuto alle Officine Farneto di Roma, faceva parte del programma con cui il centrodestra ha vinto le elezioni del 2022, ma è ancora incompiuta. Cos'è la flat tax per le partite Iva e cosa ha fatto il governo finora Per poter usufruire della flat tax per partite Iva, più correttamente detta regime forfettario, in base alla normativa vigente è necessario aver conseguito ricavi o compensi non superiori a 85mila euro e non avere sostenuto più di 20mila euro lordi di spese per dipendenti e collaboratori. Lo Stato calcola quale parte dei ricavi o compensi considera effettivamente reddito: lo fa applicando una percentuale, il coefficiente di redditività, che varia a seconda della professione. Sulla cifra che ne risulta il contribuente paga solo il 15%.