Un territorio che sembrava destinato all’abbandono ritrova nuove prospettive; una comunità segnata dallo spopolamento guarda, ora, con più fiducia al futuro. Sono questi gli effetti di una forte volontà istituzionale affiancata da un’importante attività di ricerca attraverso gli strumenti della progettazione architettonica e urbana. È quanto sta accadendo a Salemi, piccolo comune siciliano che ha trovato nel Politecnico di Torino un partner di ricerca e innovazione territoriale con cui intraprendere un percorso di rilancio e di sviluppo tuttora in corso. Un’esperienza che può rappresentare un modello per altre realtà istituzionali chiamate ad affrontare le stesse sfide.Le prime collaborazioni tra l’Ateneo e l’Amministrazione comunale risalgono al 2018, quando Salemi ha deciso di riprendere un percorso virtuoso avviato qualche decennio prima. “Salemi ha vissuto, in particolare nel centro storico, un periodo di forte abbandono a partire dagli anni Settanta anche a seguito del terremoto del Belice. Si è trattato di un lento spopolamento dell’abitato che è continuato, anche se negli anni Ottanta il centro urbano era già stato un luogo di sperimentazioni di architettura e urbanistica. Nel 2018 si è deciso così di riprendere quel percorso”, spiega Roberto Dini, docente del Dipartimento di Architettura e Design-DAD che ha seguito l’esperienza, portando una serie di attività didattiche sul territorio comunale con laboratori e workshop periodici di analisi urbanistica e architettonica. Da queste esperienze didattiche è nato uno studio di fattibilità finanziato dalla Regione Sicilia cui è seguita, successivamente, la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa tra il Comune di Salemi e il Politecnico. “Riabitare Alicia – Studio di fattibilità per la riqualificazione della città antica di Salemi”, questo il titolo dello studio, delinea le azioni per la riqualificazione e la valorizzazione del patrimonio architettonico del centro storico di Salemi, con l’obiettivo di favorire un’accoglienza inclusiva e diversificata, promuovere il turismo sostenibile e sostenere politiche di sviluppo sociale, culturale ed economico per la comunità locale. “Si è trattato di una sorta di canovaccio sulla cui base hanno iniziato a muoversi diverse iniziative, numerosi interventi in una sorta di agopuntura architettonica con l’obiettivo di risollevare il territorio”, commenta il professor Dini.Un percorso condotto in stretta collaborazione tra l’Amministrazione comunale e l’Ateneo, come sottolinea anche il Sindaco di Salemi, Vito Scalisi:“A nostro parere il contributo del Politecnico e degli studenti e studentesse è stato fondamentale. Siamo arrivati all’individuazione di alcuni punti sulla cui base creare una nuova città, attraendo nuovi residenti con particolari iniziative come la possibilità di acquistare case abbandonate ad un euro, oppure dare vita a nuove attività imprenditoriali con particolari agevolazioni. In altri termini, anche con l’aiuto degli studenti e studentesse, e dei ricercatori e delle ricercatrici dell’Ateneo, abbiamo individuato dei contenitori urbani che potessero avere una funzione di rigenerazione e volano di sviluppo per la città”. Non certo un percorso facile e rapido, ma sicuramente un cammino continuo, con risultati concreti.Negli anni, Salemi ha infatti accresciuto e consolidato un nucleo di nuovi residenti con circa 30-40 acquisti di case ogni anno, abitazioni collocate nel centro storico che sono state riqualificate e ristrutturate. Un processo simile è stato condotto per le attività produttive e culturali. Ne è un esempio la Scuola internazionale di ceramica che ha contribuito ad attrarre nuovi residenti e a favorire la nascita di nuove attività, anche nel settore turistico.I risultati conseguiti finora testimoniano l'efficacia del percorso condiviso tra il Comune e il Politecnico, come evidenzia il sindaco: “Si sta creando un esempio sano di residenzialità che non è solo collegato alle vacanze ma ad una nuova modalità di vita che Salemi può offrire”. Mentre il professor Roberto Dini aggiunge: “Il ruolo dell’università non è stato quello di dare risposte esclusivamente tecniche ad un problema di territorio, ma soprattutto quello di aiutare la Pubblica Amministrazione e la comunità a costruire una domanda, a porsi un traguardo più ampio sull’uso del territorio e dei suoi beni, a comprendere meglio cosa fare e come”. Un impegno che continua a tradursi in nuovi progetti e obiettivi sempre più ambiziosi. Ne è un esempio una delle ultime iniziative presentate ad un bando di finanziamento europeo: il Progetto RE-OPEN per il recupero di beni confiscati alla mafia che coinvolge anche altri comuni come Partanna e Castelvetrano.