Le accise – le imposte indirette sulla fabbricazione, produzione o sul consumo di specifici beni tra cui i carburanti – sono una sorta di tassa sul macinato nelle società signorili di massa come i Paesi del Vecchio Continente. In Italia, l’imposta indiretta sulla lavorazione del frumento e dei cereali voluta dalla Destra storica per arrivare a pareggio del bilancio entrò in vigore il 1° gennaio 1869.
A seguito delle rivolte popolari scoppiate per le sue gravi conseguenze su di una economia prevalentemente agricolo, il 26 gennaio 1869 il Senato conferì al generale Raffaele Cadorna – poi protagonista nel 1870 della breccia di Porta Pia – pieni poteri per la repressione. La tassa sul macinato fu abolita definitivamente il 1° gennaio 1884 dal quarto governo (della Sinistra storica) presieduto di Agostino Depretis.
Per quanto riguarda invece le accise molti governi hanno promesso in campagna elettorale di ridurle o cancellarle. Nessuno ci è mai riuscito perché le accise su benzina e gasolio garantiscono ogni anno decine di miliardi di euro di entrate certe.
Togliendole, lo Stato dovrebbe trovare altrove le risorse per coprire servizi pubblici, infrastrutture e fondi ambientali. Ma la relazione con un bene ritenuto indispensabile negli stili di vita delle persone, ha determinato sovente episodi di protesta diffusa e violenta; da ultimo in Francia nell’autunno del 2018 col movimento spontaneo dei “gilet gialli” (in)sorto per contestare l’aumento delle accise sui carburanti e protagonista con scadenza settimanale di manifestazioni, distruzioni e violenze nelle principali città che, strada facendo, assunsero un rilievo di carattere generale.







