Non esiste una linea guida ufficiale contro i simboli della Palestina ma secondo il quotidiano l'accessorio non è molto gradito

Un piccolo pezzo di plastica appuntato sulla maglietta. O una kefiah al collo. Nello spazio personale e pubblico del proprio corpo non dovrebbero servire autorizzazioni. Eppure, agli ingressi della Mostra del Cinema di Venezia, c’è chi si è sentito chiedere dalle forze dell’ordine di togliere quei simboli. A riportarlo è Il Manifesto. Perché? Linee guida ufficiali non ce ne sono, né esiste una legge che vieti i colori della Palestina ma, secondo il quotidiano, diversi ospiti si sono visti redarguire sulle spillette ProPal.

Saif Abukeshek, portavoce della Global Sumud Flotilla giunto al Lido, ha dichiarato: «L’occupazione uccide l’umanità. I governi reprimono i giovani per nascondere la propria complicità. Non è una questione di bandiere, ma di spezzare il silenzio sulle centinaia di migliaia di morti e sui giornalisti trasformati in bersagli». Eppure Gaza irrompe alla Mostra del Cinema in molteplici forme. Lo racconta Rashid Masharawi, che porta al Festival Citizen Osama: il regista Ahmed Hassouna non è potuto uscire da Gaza per presentarlo. «Prima della bandiera mi interessa mettere al centro i palestinesi come esseri umani», spiega Masharawi, che sotto le macerie ha perso famiglia, casa e archivi. Il suo film segue un cronista tra i droni israeliani, ponendo la domanda cruciale: perché continuate ad accettare tutto questo?