E' guerra diplomatica aperta fra Israele e Regno Unito, Paese che con la cruciale dichiarazione Balfour del 1917 spianò la strada al progetto sionista.
A innescarla è stata la svolta con cui il governo laburista di Londra, sotto la nuova leadership di Andy Burnham, ha annunciato sanzioni senza precedenti contro il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, seguito a ruota dall'impegno a fare lo stesso sottoscritto da altri 11 Paesi: compresi il Canada, la Francia e vari Stati europei Ue ed extra Ue (Italia esclusa).
Una svolta segnata da toni di condanna mai visti da parte britannica nei confronti del "coloni terroristi", nonché del governo israeliano d'ultradestra di Benyamin Netanyahu, accusato senza mezzi termini di coprire scenari di "pulizia etnica". E a cui Israele - spalleggiato dall'amministrazione Usa di Donald Trump - ha risposto ha risposto in modo furibondo, arrivando a disporre fra l'altro la chiusura d'autorità del consolato del Regno a Gerusalemme est.
La scure nei rapporti con un alleato storico, preannunciata da giorni come segno di un cambiamento di rotta rispetto alle cautele mantenute su questo dossier dal precedente premier Keir Starmer (che pure l'anno scorso s'era allineato a Parigi nel riconoscimento dello Stato palestinese all'Onu), è stata fatta calare alla Camera dei Comuni da Ed Miliband, titolare del Foreign Office nella nuova compagine.










