Gideon Sa'ar, il ministro degli Esteri israeliano, ha annunciato la chiusura del consolato del Regno Unito a Gerusalemme Est. Il governo Netanyahu ha anche ordinato l'espulsione dei rappresentanti inglesi dal centro di coordinamento del Board of Peace a Kyriat Gat e del "British support team" a Ramallah, impegnato nell'addestramento di forze che fanno capo all'Anp.Esplode quindi lo scontro diplomatico fra Londra e Tel Aviv dopo che nel primo pomeriggio di oggi – martedì 8 settembre – il capo della diplomazia britannica Ed Miliband aveva ufficializzato di fronte alla Camera dei Comuni la decisione di sanzionare gli scambi commerciali con le colonie israeliane. Il ministro degli Esteri inglese ha presentato una dichiarazione sottoscritta anche da Francia, Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Polonia, Portogallo e Svezia dove i Paesi firmatari "confermano l'intenzione di introdurre restrizioni contro il commercio di prodotti dagli insediamenti, che sono illegali in base al diritto internazionale". Sul documento anche le firme dei rappresentati diplomatici di Irlanda e Spagna, che, almeno formalmente, hanno già approvato sanzioni economiche contro le colonie israeliane in Cisgiordania. "Le azioni del governo d'Israele stanno minando ogni possibilità di una soluzione a due Stati fondata sulla convivenza pacifica di uno Stato israeliano e uno palestinese fianco a fianco – si legge nel comunicato congiunto dei dodici Paesi aderenti -. La situazione si sta rapidamente deteriorando a livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni e di espansione degli insediamenti".Durante il discorso a Westminster il ministro degli Esteri del Governo Burnham ha anche accusato Israele di "chiudere gli occhi" rispetto alla "pulizia etnica" in atto in Cisgiordania. La risposta di Israele, nel pomeriggio era stata affidata al Gideon Sa'ar, che aveva definito le affermazioni di Miliband come "scandalose, false e motivate da ragioni di politica interna in vista del congresso del partito laburista". Per Sa'ar le sanzioni non sarebbero altro che "un tentativo di interferire nella politica israeliana durante la campagna elettorale". "Interessante che il governo laburista non abbia imposto sanzioni all'Autorità palestinese per il loro sostegno ai terroristi", è stata la chiosa polemica del ministro.La ritorsione di Tel Aviv tocca anche Jeremy Corbyn. L'ex leader del partito laburista è stato inserito insieme ad altri undici parlamentari in una lista di "personalità non gradite", accusate di essere coinvolte in "attività antisemite e anti-israeliane" a cui è stato impedito l'accesso nel Paese. Oltre a Corbyn, le restrizioni riguardano Zarah Sultana, Naz Shah, Diane Abbott, Hannah Spencer, Carla Denyer, Sian Berry, Ellie Chowns, John McDonnell, Richard Burgon e Adrian Ramsay, oltre all'attivista Fahad Ansari e al direttore di "Riverway to the sea", un'organizzazione che sostiene la causa palestinese.